Il governo pone la fiducia sulla privatizzazione dell’acqua

image Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sul “decreto Ronchi”, meglio conosciuto come DDL “salva infrazioni” per l'attuazione di obblighi comunitari, già approvato dal Senato. La votazione si terrà domani alle 15 in diretta tv.

L’articolo 15 di questo decreto prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. Tradotto significa che l’acqua diventerà privata. Se passa il decreto, la quota di capitale in mano pubblica dell’acqua scenderà sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. In passato, qualsiasi “cosa” diventata privata è diventata quasi sempre più cara, perché ad un’azienda privata interessa solo il profitto.

Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l'affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l'assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall'ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano. La liberalizzazione riguarderà altri servizi pubblici locali, tra cui anche i rifiuti. Sono esclusi da questa “privatizzazione” il gas, il trasporto ferroviario e la gestione delle farmacie comunali.

Per giustificare questa privatizzazione, le aziende interessate al business dell’acqua stanno facendo girare la voce che in Italia ci sono le tariffe tra le più basse del mondo. In Italia l’acqua costerebbe in media 1,29 euro al metro cubo. Una famiglia romana di 3 componenti pagherebbe 177 euro per un consumo di 200 mc di acqua. Ma quale famiglia in un anno consuma solo 200 mc di acqua?

A Tokyo per la stessa quantità di paga il corrispettivo di circa 280 euro, a San Francisco poco più di 400; 430 euro a Helsinki, 560 a Bruxelles, 740 euro a Parigi, 800 a Zurigo e poco meno di 970 euro a Berlino. La città tedesca è in cima alla classifica per costi. A Berlino per il solo servizio di acquedotto vengono addebitati, ogni anno, 428 euro per famiglia, contro i 63 euro pagati a Roma.

A fornire questi dati è “Federutility”, ovvero una federazione nata per rappresentare e tutelare gli interessi delle aziende municipalizzate dei settori idrico ed energetico.

Credits: La Repubblica.

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