La guerra in Libia serve per smaltire l’uranio impoverito americano?

A-10 WarthogDa un paio di settimane Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti stanno bombardando la Libia per liberare il paese dalla dittatura di Gheddafi. Questa almeno è la motivazione ufficiale. La gente più informata sa che l’attacco è stato fatto anche per il petrolio e il gas. Gli americani però hanno anche un altro scopo.

Il 28 marzo 2011 il Pentagono ha confermato che in Libia sono entrati in azione gli “A-10 Warthog”. Questi aerei sono gli unici che sparano proiettili all’uranio impoverito. L’arma è capace di bucare qualunque corazza, grazie alla forza di penetrazione dei residui di combustibili atomici. Purtroppo, questo “speciale” proiettile ha un grave effetto collaterale.

Dopo l’esplosione, quest’arma  lascia intorno al bersaglio una nuvola di micro particelle radioattive che possono avere effetti molto gravi per la salute. Ciascuno proiettile è lungo circa 30 centimetri e contiene circa 300 grammi di uranio impoverito. Ad ogni raffica vengono dispersi circa 15 chili di uranio impoverito.

Il Pentagono sostiene che la radioattività di queste armi è molto limitata, pari a quella di molte rocce naturali. Ma non è così. Gli studi condotti dopo la Guerra del 1991 invece hanno dimostrato un legame tra l’uso delle munizioni e tassi elevati di alcuni tumori tra i reduci più esposti. Fegato, reni, cuore e cervello si ritiene che subiscano danni per questa sostanza.

La “speciale” arma è stata utilizzata anche in Serbia durante gli attacchi del 1999. Nel 2006 la trasmissione "Primo piano" di Rai 3 mandò in onda un interessante servizio in cui venivano documentati le conseguenze del post-bombardamento nell’ex-Jugoslavia e in Iraq. Nel servizio un uomo serbo dichiarò “Negli ultimi 8 anni nessuno è morto di vecchiaia”.

Per ulteriori info: L’Espresso.

Commenti

I post più letti negli ultimi sette giorni

L’amministrazione del degrado di De Magistris

Il parcheggio abbandonato dal Comune di Napoli

La caduta del muro di Berlino

Voragine in via Masoni

Il caso ex Ilva di Taranto

Tariffe votive anno 2019 Comune di Napoli