Il CleaNap è utile o dannoso?

Il CleaNap pulisce le strade in centro ma non prevede nessuna tappa in periferia. Serve questa iniziativa?

Emiliana Mellone, la promotrice di CleaNapDa un paio di mesi i media parlano del CleaNap. Cos’è? E’ un gruppo nato su Facebook che propone di “pulire” le piazze importanti di Napoli.  Raccolgono i vetri e le siringhe da terra, strappano le erbacce dalle aiuole poco curate, piantano orchidee e fiori, ripuliscono l’arcata di marmo dai numerosi murales che la imbrattano. “Loro” si definiscono una proposta di performance socialmente utile.

La prima tappa è stata a piazza Bellini l’11 giugno 2011. Da quel momento questi ragazzi e ragazze hanno ripulito le piazze della “Napoli bene” tra l’entusiasmo dei commercianti della zona. Il CleaNap non prevede nessuna tappa nelle periferie, ovvero in quelle zone dove la sporcizia è più evidente. La domanda sorge spontanea, a che serve quest’iniziativa? Mettendo da parte la buona volontà e l’amore per Napoli, il CleaNap non serve a nulla. Anzi, per certi versi questa iniziativa può essere dannosa, perché si fa gratuitamente un lavoro. Il Comune di Napoli ha un numero impressionante di operatori ecologici, ovvero coloro che dovrebbero svolgere il lavoro fatto dai “volenterosi” del CleaNap. Tra l’altro questa iniziativa non è nemmeno una novità. Nel 2007 i disoccupati di Scampia hanno promosso più volte la pulizia di alcune zone del quartiere. Anche loro raccoglievano vetri e siringhe da terra, però l’iniziativa fu menzionata solo da Telecapri News. Ormai è risaputo, sui media nazionali tira la studentessa universitaria, non un disoccupato di Scampia.

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