Spazzatour: I rifiuti italiani vanno in Cina

Report parla del "problema" CinaNella puntata di ieri(20 novembre) di “Report” si è parlato di corruzione. Verso la fine del programma è stata trasmessa “Spazzatour”, l’inchiesta di Emilio Casalini. Per smaltire e riciclare i materiali plastici i produttori pagano un contributo all’origine, che ricade di fatto su tutti i cittadini. Ma i rifiuti prima di essere lavorati spariscono dall’Italia, prendono altre vie(soprattutto quelle della Cina) e ritornano sotto forma di giocattoli e altro che compriamo a basso prezzo. A volte però vengono sequestrati perché sono contaminati da sostanze tossiche.

Il traffico illegali di rifiuti rende. Questo ormai lo sanno tutti. Nei nostri porti i sequestri sono triplicati in soli due anni, 4.000 tonnellate nel 2008, 11.400 nel 2010. A Napoli, in aprile, 5 container che secondo le carte avrebbero dovuto contenere materia prima da riciclo erano invece pieni di rifiuti speciali: destinazione Cina. A Taranto in un solo anno hanno sequestrato 60 containers per 1400 tonnellate di rifiuti. In Emilia Romagna la forestale ha sequestrato camion e containers pieni di apparecchiature elettroniche dismesse,anche queste destinate all’estero. In Veneto i carabinieri del NOE hanno bloccato 230 mila tonnellate di rifiuti tossici che una ditta di smaltimento locale, la Levio Loris, fingeva di riciclare e che invece mandava in Cina.

E così nei porti italiani passa di tutto: contenitori di veleni, guaine, lana di vetro e molti teli da agricoltura. Quelli utilizzati per le serre, fatti di polietilene impregnato di fitofarmaci, pesticidi e fertilizzanti chimici e che dovrebbero essere smaltiti in impianti speciali. I teli inquinati subiscono 7 lavaggi prima di essere trasformati nuovamente in materia prima. A vigilare sul riciclo dei rifiuti sono i consorzi statali. C’è ne è uno anche per i prodotti in polietilene come i teli da agricoltura: il POLIECO. Un bel giorno ha scoperto che gran parte di questi teli sono spariti nel nulla. Dove vanno?

Non li trovano più perché vengono comprati da intermediari che modificano i codici del rifiuto e lo trasformano su carta da speciale a materia da riciclare e lo spediscono in Cina. Un quinto di tutto quello che viene prodotto sul pianeta è fatto dai cinesi. Ma serve materia prima di ogni tipo. E così sfuggiti ai controlli, nascosti tra i 700 mila container che ogni anno partono verso il sol levante, i rifiuti italiani arrivano nei porti cinesi come quello di Tianjin, vicino a Pechino, in questa specie di piazza, c’è il mercato dei rifiuti; qui certificati e controlli non esistono più e chi viene a comprare valuta il prodotto a vista.

I computer  finiscono a Guiyu nel Guangdong, a Sud della Cina. Qui sorge la più grande discarica di rifiuti elettronici del pianeta. Ci vivono 150 mila persone e l’80% degli abitanti fa solo questo; taglia e recupera le componenti elettroniche dei nostri apparecchi usati. I circuiti elettrici vengono tagliati con piccole seghe circolari e la polvere tossica vola e si deposita dappertutto. In un terreno non contaminato la concentrazione di piombo è di 30 mg/kg mentre ai bordi di queste strade Greenpeace ha prelevato polvere con livelli tra 30.000 e 76.000.

Gli esperti fissano a 100 la soglia di rischio per il piombo nel sangue di un adulto, la media trovata nei bambini di Guiyu è di 149. Dalle schede elettroniche poi recuperano i metalli preziosi, le riscaldano e le immergono in una miscela di acido bollente ma senza usare alcuna protezione. Il resto in questo modo: l’acqua, impregnata di ogni tipo di residuo viene scaricata al suolo e finisce nei canali E’ così che Guiyu è diventato il secondo luogo più inquinato del mondo. Le falde acquifere sono contaminate per decine di chilometri e la stessa acqua viene usata per cucinare ma anche per irrigare i campi dove vengono coltivati i prodotti che vengono esportati. Funziona così perché non c’è alternativa a Guiyu, dove riciclano un milione di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno.

I sacconi di questo rigenerato, indifferenziati, quindi indipendentemente da dove è provenuto, da qual è l’impianto che l’ha realizzato, vengono venduti nel mercato nazionale. Sia per costruire la suola della scarpa, sia per i giocattoli. Sul sito del Ministero della Salute, nella sezione “allarme consumatori” c’è l’elenco dei prodotti ritirati dal mercato perché pericolosi. La quasi totalità viene dalla Cina. Ci troviamo scarpe, tappetini, addobbi natalizi, e soprattutto, tanti, tantissimi giocattoli.

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