Napoli ha il PIL superiore alla Slovenia

Terza città italiana per PIL dopo Milano e Roma, superiore a quello di uno Stato come la Slovenia. E’ il profilo di Napoli, tracciato dal primo Rapporto "Giorgio Rota".

Ci vuole una terra per vedere il mareTerza città italiana per PIL dopo Milano e Roma, superiore a quello di uno Stato come la Slovenia e paragonabile a città di prestigio come Praga, Helsinki, Copenaghen e Zurigo ma anche la quinta città europea per crescita del tasso di disoccupazione durante la crisi economica. E’ il profilo di Napoli, tracciato dal primo Rapporto “Giorgio Rota” dal titolo “Ci vuole una terra per vedere il mare” elaborato da Srm(Centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo), Centro Einaudi e Unione industriali di Napoli, realizzato con Compagnia di San Paolo.

A fine 2013, nella provincia napoletana, sono attive 273.410 imprese, che rappresentano il 4,5% del totale nazionale, e vivono oltre 3 milioni di persone, il 5,1% del totale. Napoli, come la maggior parte delle province del Sud, presenta una percentuale alta di imprese giovanili, pari al 13,7%, superiore alla media nazionale(10,5%). I giovani imprenditori si cimentano soprattutto nel settore del commercio e della ristorazione. Il PIL di Napoli è pari a 61,8 miliardi di dollari, mentre il tasso di disoccupazione è al 25,8% nel 2013. Non solo, a Napoli ad esempio il numero di brevetti è tra i più bassi dell’Unione Europea, 10,8 brevetti per 1 milione di abitanti, ed è al di sotto della media Italia (70). Negli ultimi sessant’anni Napoli, nei nuovi limiti amministrativi fissati in epoca fascista, cresce fino al censimento del 1971, anno in cui tocca la cifra più alta di residenti(1.226.594), per poi decrescere via via fino alla data dell’ultimo censimento che fissa la popolazione residente in 962.003 abitanti. Intanto dagli oltre 10 mila abitanti per kmq del 1971, quando si raggiunge il valore massimo di densità, passa a poco più di 8 mila abitanti per kmq al censimento 2011. La popolazione in provincia è aumentata del 9,6% rispetto al 1951.

Per ulteriori info: Rapporto “Giorgio Rota”

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