ChemChina compra Pirelli. L’Italia è diventata un discount?

Pirelli inizia una nuova era, a maggioranza cinese, quella del colosso statale China National Chemical Corporation(ChemChina). L’Italia è diventata un discount?

Pirelli diventa cinesePoste le basi per l’annunciato riassetto societario di Pirelli. Alla vigilia della riapertura delle Borse, gli azionisti di Camfin(26% di Pirelli) e Cnrc(controllata dalla cinese ChemChina), hanno firmato l’accordo di partnership industriale. Lo rende noto Camfin. L’intesa prevede la costituzione di una nuova società, che lancerà un’Opa da 15 euro sul totale delle azioni Pirelli.

L’operazione verrà completata entro l’estate. Sede e progettazione Pirelli resteranno in Italia, ma questo non significa che verrà mantenuta la piena occupazione. Nessuno vieta ai “padroni” cinesi di licenziare gli italiani per assumere lavoratori a basso costo. La NewCo avrà un presidente cinese, Marco Tronchetti Provera resterà Ceo di Pirelli. Il numero uno del gruppo di pneumatici ha dichiarato: “L’operazione siglata con una controllata di ChemChina rappresenta una grande opportunità per Pirelli. L’approccio al business e la visione strategica di Cnrc garantiscono lo sviluppo e la stabilità di Pirelli”. Il colosso statale China National Chemical Corporation(ChemChina) è guidata da Jianxin Ren, che molto probabilmente diventerà anche il numero della NewCo. Tutto bene? Mica tanto. Le gomme Pirelli viaggiano verso la Cina e i sindacati manifestano tutta la loro preoccupazione. “Impressionante il silenzio del Governo”, dicono CGIL, CISL e UIL. Secondo i confederali bisognerebbe “evitare che l’Italia diventi un discount”. Il loro giudizio è duro: “Capitalismo italiano incapace di reggere competizione e governo privo di politiche industriali”.

Commenti

I post più letti negli ultimi sette giorni

Sgomberato Baobab di Roma

La fake news di Manfellotto sui contributi UE

Birra Napoli si produce a Roma

De Magistris arruola uno scarto del M5S e svela cura contro depressione

Avvertimento al giornalista Federico Ruffo

La beneficenza per l’Africa subsahariana finisce in Francia