Cassazione: Lavoratore spiabile sul web

Il caso di un lavoratore abruzzese crea il precedente: il capo può anche adottare una falsa identità e verificare se l’addetto sia al lavoro.

Lavoratore spiabile sul webAltre due parole entrano di diritto nel vocabolario italiano: “escribizionista” e “doocing”. Cosa significano? La prima indica una persona che tiene diario personale online, mentre la seconda significa perdere il posto di lavoro per via di informazioni scritte sui blog o social, sia personali che riguardanti il datore di lavoro. Il termine doocing deriva dal nome del sito dooce.com, fondato da una donna dello Utah che venne licenziata per aver parlato male del suo capo.

Più o meno la stessa sventura è capitata a un operaio abruzzese addetto alle presse di una stamperia che s’era allontanato dal sua postazione per chattare. Il datore di lavoro aveva creato una falsa identità su Facebook per adescare il dipendente. Il lavoratore escribizionista è stato licenziato ma ha fatto ricorso. Come è andata a finire? Il datore di lavoro può spiare i dipendenti con Facebook se è in gioco la sicurezza di lavorazioni e impianti. Con queste motivazioni i giudici  della Cassazione hanno confermato il licenziamento per giusta causa dell’operaio. Secondo il datore di lavoro questo tipo di accertamento non violava lo statuto dei lavoratori perché mancava “di continuità, anelasticità, invasività e compressione dell’autonomia del lavoratore”. Questo punto di vista è stato condiviso dalla Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 10955. Per la Corte, il controllo è lecito poiché non riguarda “l’attività lavorativa e il suo adempimento ma l’eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti del lavoratore”. Da questa sentenza si evince che è molto pericoloso essere un escribizionista. Smettetela di usare Facebook.

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