Lo strano caso di Filippo Taddei

Filippo Taddei(PD) commenta la sentenza della Consulta sulla legge Fornero ed il possibile impatto sui conti economici del nostro paese. Guarda il video.

Filippo TaddeiIl tizio che vedete nella foto si chiama Filippo Taddei. Chi è? Bolognese, classe 1976, sposato e padre di tre figli, è il macroeconomista finito a fare il responsabile Economia nella nuova segreteria del Partito Democratico di Matteo Renzi.

Taddei può essere considerato la versione giovanile di Pietro Ichino. C’è però una grande differenza: quando parla il “vecchio” giurista si comprende quello che dice, mentre il giovane pidino fa discorsi senza un filo logico e incomprensibili. Da molti è stato ribattezzato la “mitragliatrice parlante”. Nel dicembre 2013, Taddei ha ricevuto una bocciatura all’esame per l’abilitazione da professore associato di politica economica, valida da quel giorno al 18 dicembre del 2017. Undici mesi dopo è finito sotto scorta per alcune minacce ricevute via web e in alcuni biglietti recapitati a casa. Da alcuni giorni è riapparso in TV dopo un breve periodo di letargo. A “Omnibus” ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge Fornero ed il possibile impatto sui conti economici dell’Italia.

Taddei ha dichiarato: “Cosa c’è dietro la voce pensionati? Questa sentenza coinvolge grossomodo meno del 30% di titolari di pensioni in Italia. Sono circa 4 milioni con un assegno superiore a 1.500 euro lordi. Solo un pensionato su tre viene coinvolto dalla sentenza della Corte”. L’economista del PD ha aggiunto: “La Consulta dice che la pensione è retribuzione differita, allora deve essere proporzionale ai contributi versati. Se è così, vanno riallineati i benefici pensionistici ai contributi effettivamente versati, mantenendo l’equità, quindi intervenendo solo su quelle più alte”. Cosa che non accade per la fetta consistente di pensionati il cui assegno è invece calcolato con il metodo retributivo, cioè sulla media degli ultimi stipendi. Questa categoria incassa assegni sensibilmente più alti rispetto a quanto spetterebbe loro se la pensione fosse calcolata sulla base dei contributi versati e questi stessi assegni, almeno i più alti, potrebbero essere ritoccati al ribasso.

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