FMI: Grecia pagherà unica rata il 30 giugno

Oggi era previsto il rimborso di 305 milioni all'FMI, ma verranno saldati a fine mese. Il governo greco giudica negativamente le proposte di riforma arrivate da Bruxelles.

Alexis TsiprasLa Grecia ha fatto dietrofront, rinunciando a pagare la tranche da 300 milioni di euro dovuta oggi(5 giugno) al Fondo Monetario Internazionale. “Il governo greco intende accorpare i 4 pagamenti di giugno in un unico esborso, che scade il 30 giugno. Si tratta di un’opzione consentita per venire incontro alle difficoltà amministrative di effettuare pagamenti multipli in poco tempo”. Lo comunica l’FMI.

Intanto Alexis Tsipras dice no al piano dei creditori. Il premier greco ha dichiarato: “Il piano dei creditori non può essere la base di un accordo perché non tiene conto dell’esito dei negoziati degli ultimi mesi a Bruxelles”. Secondo un funzionario del governo greco, i creditori chiedono al Paese altre misure da attuare da luglio per 4,5 miliardi di euro nel 2015-2016. Nonostante i passi avanti fatti nei negoziati fra Atene e le istituzioni creditrici della Grecia, ci sono ancora divergenze, a volte profonde, su 4 aree di discussione:

  • l’avanzo primario di bilancio: la Grecia propone un surplus inferiore all’1% del PIL nel 2015 e dell’1,5% nel 2016. Le istituzioni chiedono obiettivi progressivi: dall’1% del 2015 al 3% del 2017.
  • IVA: la Grecia spinge per un sistema a 3 aliquote: 6%, 11% e 23%. La proposta dei creditori prevede invece solo due tassi, all’11% e al 23%.
  • Pensioni: La riforma del sistema pensionistico è una delle questioni più spinose sul tavolo dei negoziatori. La Grecia avrebbe dovuto ridurre la spesa pensionistica dello 0,5% del PIL quest’anno, invece dello 0,25% e dell’1% nel 2016. Ma il governo di Atene ha escluso nuovi tagli alle pensioni.
  • Lavoro:  Altro tema controverso è la riforma del mercato del lavoro. Fra i temi più sensibili oggetto di discussione ci sono la contrattazione collettiva e i licenziamenti collettivi. Le istituzioni chiedono alla Grecia di non rivedere le misure prese dai precedenti governi per aprire il mercato del lavoro.

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