Jobs Act introduce controllo a distanza del lavoratore

Il governo rivoluzione l'articolo 4 dello Statuto del lavoratori che vietava l'utilizzo degli strumenti aziendali per controllare i dipendenti. Ma il ministro Poletti non vuole tenere un microchip in tasca. Guarda il video.

Il ministro Giuliano PolettiBrutte notizie per i lavoratori. Il decreto attuativo del Jobs Act, approvato dal governo Renzi l’11 giugno 2015, modifica lo Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza e su telefonini e PC ai dipendenti. D’ora in poi per controllare gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze non servono via libera.

Accordo sindacale o autorizzazione ministeriale non sono necessari per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore”. Questo è quello che si legge nella relazione illustrativa. L’articolo 23 del dlgs in questione detta, quindi, la nuova disciplina dei controlli a distanza del lavoratore, riscrivendo quanto previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. I dati che ne derivano possono essere utilizzati ad “ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e l’effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy”. L’esecutivo inoltre lascia carta bianca alle aziende per l’utilizzo degli strumenti aziende e rende possibile installare impianti audio e video dopo un accordo sindacale o l’autorizzazione da parte del ministero del Lavoro. La cosa buffa è che il ministro Giuliano Poletti introduce il telecontrollo per tracciare gli spostamenti sul lavoro ma lui non vuole avere microchip in tasca come dimostra questo servizio de “La Gabbia”. Ma ci rendiamo conto?

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