La falsa storia del salvataggio dei posti di lavoro Almaviva

Chiusura della trattativa tra l’azienda di call center con la mediazione del governo. Salvi 3.000 posti di lavoro solo sulla carta. Scopri perchè.

AlmavivaTrovato l’accordo sulla vertenza Almaviva al ministero dello Sviluppo Economico. “Lo avevo detto dalla prima trattativa che non avremmo lasciato sole 3.000 persone. Salvi i posti di lavoro. Accordo siglato”. Questo è quello che ha scritto su Twitter la viceministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.

Guarda caso, questa vertenza viene risolta “a parole” pochi giorni prima delle elezioni amministrative. Come prevedibile, il Partito Democratico di Matteo Renzi ha fatto propaganda elettorale mettendo a giro sui social una notizia non vera. Solo i prolet credono ancora alla fuffa dei renziani. I 2.988 licenziamenti previsti da Almaviva per il 5 giugno 2016 sono stati semplicemente rimandati ad un’altra data. L’accordo, infatti, prevede l’uso di 18 mesi di ammortizzatori sociali, con 6 mesi di contratti di solidarietà e poi Cig straordinaria per un anno.

Non è un salvataggio di posti di lavoro, ma assistenzialismo ai lavoratori di Almaviva fatto con i soldi dei contribuenti. La “finta” risoluzione della vertenza serve solo ad allungare l’agonia dei poveri lavoratori. Tra 18 mesi torneremo di nuovo a parlare dei 3 mila posti a rischio licenziamento. Il motivo? La maggior parte dei call center sono stati delocalizzati in Albania, dove un operatore prende all’incirca 300 euro al mese. Tutta colpa delle imprese committenti(Enel, Poste etc…), che negli ultimi mesi hanno utilizzato gare al massimo ribasso per assegnare le commesse. Almaviva è una delle poche aziende che non ha delocalizzato, ma non può reggere la concorrenza di aziende che spostano il lavoro all’estero. Il gruppo ha due alternative: delocalizzare o ridurre i salari dei lavoratori italiani. Questa è l’Unione Europea, a voi piace?

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