Non uccidere

Di Mario Mazzanti e pubblicato dalla Newton Compton, "Non uccidere" è un thriller con protagonista una persona con personalità multiple che dialogano tra di loro.

Non uccidereNon uccidere” è un libro di Mario Mazzanti e pubblicato dalla Newton Compton. Mario Mazzanti, toscano d’origine, è cresciuto a Milano, dove ha compiuto gli studi di Medicina e dove ora lavora. Vive attualmente nella provincia di Bergamo, in compagnia della moglie, quattro figli e tre amici a quattro zampe. E’ appassionato di cinema, letteratura, opera e scacchi. Con la Newton Compton ha già pubblicato “Un giorno perfetto per uccidere”.

“Un giallo molto interessante, che sa trasmettere le atmosfere più cupe dell’orrore di provincia”. Questo è quello che c’è scritto nella pagina di presentazione di “Non uccidere”. E’ vero? All’inizio la trama stenta a decollare, entra nel vivo solo quando viene individuato l’assassino. Il tutto si svolge in territori conosciuti e questo ne aumenta l’interesse. Il commissario Sensi per buona parte del libro non emerge con una personalità propria come in “Un giorno perfetto per uccidere”, ma nel finale si riscatta. La storia prende spunto in maniera evidente(e anche dichiarata, facendone spesso riferimento) dalla storia di Billy Milligan, un pluriomicida statunitense degli anni ‘70, che fu assolto in quanto considerato “incapace di intendere e di volere” a causa di una malattia difficilmente diagnosticabile, la DDI ovvero il disturbo dissociativo dell’identità.

Cosa significa? All’interno della stessa persona convivono diverse personalità, tutte con il loro carattere, la loro storia e la propria opinione. Il protagonista, Giacomo Riondino, soffre di questa patologia e, partendo da questo disturbo, lo scrittore ci trascina in un incubo con finale abbastanza prevedibile. Le ultime righe fanno capire che ci sarà un secondo libro. Non so se da un punto di vista commerciale sia una scelta vincente, perché se da un lato forse si riesce a incuriosire il lettore che comprerà il successivo romanzo per vedere come va a finire, dall’altro si perde unità di tempo e luogo e ne risente l’intensità della storia che rischia di diventare banale e sbrodolata. Conclusioni? “Non uccidere” è un bel thriller scritto da un italiano nei luoghi dove è facile ritrovarsi, ma non è un capolavoro. Da acquistare solo se amate il genere.

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