Cgia: Con accise raccolto il doppio del necessario per ricostruzione

Gli italiani hanno versato più del doppio rispetto a quanto speso per ricostruire tutte e sette le aree duramente colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi decenni.

Accise sui carburantiOgni volta che c’è un terremoto in Italia il governo in carica introduce un’accisa sui carburanti per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal sisma. I disastri a cui sono seguiti l’aumento delle tasse sui carburanti sono 5: Valle del Belice(1968), Friuli(1976), Irpinia(1980), Abruzzo(2009) e Emilia Romagna(2012). Da notare che per il terremoto delle Marche e dell’Umbria(1997) e per quello del Molise e della Puglia(2002) non è stata introdotta nessuna accisa.

Dal 1970(primo anno in cui sono disponibili i dati  sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali(261 miliardi di euro se attualizzati). Lo sostiene la Cgia di Mestre. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali(121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e 7 le aree fortemente danneggiate dal terremoto(Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). Dai dati emerge che in 45 anni gli italiani hanno versato più del doppio rispetto alle spese sostenute in entrambi i casi(sia in termini nominali sia con valori attualizzati). Solo i più recenti, ovvero i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise.

Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, ha dichiarato: “Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura, 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno”. Non sarebbe meglio utilizzare queste risorse per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico? Ricordiamo che si sono ancora accise per la guerra in Abissinia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il disastro del Vajont del 1963 e l’alluvione di Firenze del 1966. Le accise sui carburanti valgono per lo Stato circa 25 miliardi di euro all’anno. Un litro di benzina costerebbe 0,73 senza questa “tangente legalizzata”. Perché in Italia nessuna fa una campagna elettorale sui costi dei carburanti?

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