Basta bufale uguale censura?

La presidente della Camera Laura Boldrini lancia un appello per combattere le bufale. Peccato che sia solo un modo per limitare la libertà di espressione.

Laura Boldrini“Lancio l’appello #BastaBufale perché essere informati è un diritto, essere disinformati è un pericolo”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini firma il documento del sito www.bastabufale.it. Non è la prima volta che la fondamentalista femminista fa una crociata contro il web.

La Boldrini ha dichiarato: “Il tema riguarda tutti e tocca un principio cardine delle nostre società democratiche, il diritto a una corretta informazione. Le bufale non sono goliardate, provocano danni reali alle persone: basti pensare a quelle sui vaccini pediatrici, alle terapie mediche improvvisate o alle truffe online”. Sono andato a leggere il documento e ho trovato delle cose assurde. Al punto 2 la veridicità delle notizie dovrebbe essere affidata a giornalisti e operatori dell’informazione, ovvero gli stessi che vanno in TV a dire che la Grecia sta meglio perché non ci sono più gente in strada e auto bruciate. La Boldrini non ha ancora capito che la comunicazione su internet è bidirezionale, non unidirezionale come la TV.

A differenza dei media televisivi, le bufale sul web possono essere facilmente smascherate. Senza bufale non ci esisterebbe Paolo Attivissimo, uno dei primi firmatari del documento #BastaBufale. Al punto 3 le aziende vengono invitate a non far comparire le proprie inserzioni pubblicitarie su siti specializzati nella creazione e diffusione di false notizie. Una domanda sorge spontanea: chi decide che una notizia è falsa? Sembra quasi il Ministero della Verità descritto da George Orwell nel romanzo “1984”. Si stanno creando gli estremi per una severa limitazione della libertà di informazione. Con la scusa delle “bufale” mettono il bavaglio a chi dice cose che i politici non gradiscono. I blogger sono destinati a scomparire se passa la linea della signora Boldrini.

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