Confesercenti: Con aumento IVA crollo dei consumi

Il rialzo delle aliquote porterà le famiglie a spendere 305 euro in meno a regime. Pesante anche l'impatto sulla crescita. Il governo Gentiloni deve trovare 19,1 miliardi di euro entro fine anno.

Con aumento IVA crollo dei consumiL’aumento dell’IVA inciderebbe negativamente su consumi e PIL. Lo stabilisce una simulazione condotta da Ref Ricerche per conto di Confesercenti. A regime, i consumi calerebbero di 8,2 miliardi di euro, pari a circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro.

Possibili fino a 10 mila chiusure d’impresa: incremento delle aliquote colpirebbe cultura e turismo, ma anche servizi e beni essenziali, dai trasporti a farmaci, uova, carne e pesce La simulazione muove dall’ipotesi di un aumento del 3% all’aliquota agevolata al 10%, che passerebbe quindi al 13%, e dell’1% sull’aliquota superagevolata, che salirebbe dal 4 all’5%, il valore minimo che raccomanda la Commissione Europea ai paesi dell’Unione Europea. Per il Codacons gli aumenti comportano per costi diretti una stangata annua di 791 euro a famiglia. Una stangata che secondo le analisi di Confesercenti si trasformerebbe quasi completamente in contrazione di spesa, anche considerando che le due aliquote interessano molti servizi e generi di largo consumo, colpendo anche le fasce più deboli della popolazione.

Perché si parla di aumento dell’IVA?

Entro fine 2017 il governo Gentiloni dovrà trovare 19,1 miliardi di euro per “disinnescare” la clausola di salvaguardia introdotta con la Legge di Stabilità. 6,9 miliardi servono per evitare l’aumento dell’IVA agevolata dal 10% al 13%, e 12,2 miliardi per evitare che l’IVA ordinaria passi dal 22% al 25%. Vista la situazione dei conti pubblici italiani sarà molto difficile evitare questa ennesima mazzata per i consumatori prevista per il 2018. L’IVA è variata ben 9 volte da quando è stata introdotta nel nostro ordinamento fiscale. L’aliquota è passata dal 12% del 1973 al 22% di oggi. L’ultimo ritocco è avvenuto nell’ottobre 2013. Analizzando l’andamento tenuto in questi 44 anni dall’aliquota ordinaria dell’IVA nei principali Paesi che attualmente costituiscono l’area dell’euro si scopre che l’incremento più importante si è registrato proprio in Italia, con un aumento di ben 10 punti. Già oggi, segnala la Cgia di Mestre, siamo tra i principali paesi dell’area euro ad avere l’aliquota ordinaria IVA più elevata. Se da noi è al 22%, in Spagna è al 21%, in Francia al 20% e in Germania al 19%.

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