Riforma vitalizi arriva alla Camera ma non diventerà legge

La proposta di legge del 2015 a prima firma Matteo Richetti(PD) inizia il percorso in Parlamento. Difficilmente però diventerà legge.

Matteo RichettiApproda alla Camera la proposta di legge su abolizione dei vitalizi e riforma pensionistica dei parlamentari. Primo firmatario della legge è Matteo Richetti(PD) e sulla carta la PDL è sostenuta da un ampio spettro di forze politiche, Movimento 5 Stelle in testa. Ma quasi altrettanto trasversali sono i malumori: c’è infatti chi, anche nel Partito Democratico non condivide la nuova stretta definendola “macelleria sociale”.

Depositata il 9 luglio 2015, la proposta Richetti punta all’abolizione del vitalizio e l’estensione ai parlamentari e ai consiglieri regionali del trattamento previdenziale oggi previsto per i lavoratori dipendenti. Al compimento dei 65 anni di età, in particolare, i deputati eletti in Parlamento dopo la riforma del sistema dei vitalizi del 2012 avranno diritto a una pensione interamente calcolata con il sistema contributivo, superando anche gli ultimi aspetti di “privilegio” rispetto a quelle dei normali lavoratori dipendenti. Tuttavia, i parlamentari cessati dal mandato prima del 2012 hanno continuato a percepire gli assegni vitalizi pre-riforma e a coloro che hanno esercitato un mandato prima di tale data, e che sono stati poi rieletti, viene applicato un sistema pro-rata, ossia basato in parte sulla quota di assegni vitalizi effettivamente maturata al 31 dicembre 2011 e in parte sulla quota calcolata con il nuovo sistema contributivo.

Chi colpirà la riforma dei vitalizi?

La PDL Richetti colpirà gli ex parlamentari che attualmente beneficiano dell’assegno vitalizio, in modo da abolire definitivamente i trattamenti in essere basati ancora sull’iniquo sistema dei vitalizi. Questa operazione interessa circa 2.600 ex deputati e senatori, per un costo di 215 milioni di euro all’anno. Tra i “privilegiati” c’è anche Angelo Pezzana. Eletto deputato il 6 febbraio 1979 con il Partito Radicale, si dimise il 14 febbra­io 1979. Questi 8 giorni alla Camera gli sono valsi un vitalizio da 2.163 euro al mese. Il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari, però, può essere un’arma a doppio taglio per milioni di italiani. Infatti la Costituzione prevede che tutti i cittadini debbano essere trattati allo stesso modo: dunque se per i parlamentari scattasse il ricalcolo non si capisce perché la stessa operazione non deve essere varata per i tantissimi cittadini che stanno godendo di una pensione retributiva.


La proposta Richetti istituisce una gestione separata Inps in cui finiscono le risorse destinate alle pensioni dei parlamentari. E’ ammessa la reversibilità della pensione ai superstiti con le stesse regole che valgono per tutti i cittadini. Tutto bene? Mica tanto. La PDL non diventerà mai legge. Il motivo? Siamo alla fine della legislatura. Oggi(25 luglio) alle 15 è in programma la discussione della proposta di legge e nel giro di due giorni si dovrebbe avere la prima approvazione. Ma il cammino per arrivare alla fine dei vitalizi è tutt’altro che semplice: in autunno dovrà esserci il via libera del Senato, che però, vicino allo scadere della legislatura, sarà ingolfato da numerosi provvedimenti.

Allegato: Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali

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