Istat: Economia sommersa e illegale vale 12,6% PIL

Il dato si riferisce al 2015 ed è pari al 12,6% del PIL italiano. In particolare, droga, contrabbando e prostituzione contribuiscono con 17,1 miliardi di euro.

DonnaNel 2015 l’economia sommersa e derivante da attività illegali(prostituzione, droga, contrabbando) vale 207,5 miliardi di euro, pari al 12,6% del PIL dell’Italia. A riferirlo è l’Istat nel rapporto “Economia non osservata nei conti nazionali”. Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa ammonta a 190,4 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali(incluso l’indotto) a 17,1 miliardi di euro.

Il traffico di stupefacenti è l’attività più rilevante tra quelle illegali, con un valore aggiunto che nel 2015 si attesta a 11,8 miliardi di euro. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro. L’incidenza dell’economia non osservata sul PIL, che aveva registrato una tendenza all’aumento nel triennio 2012-2014(quando era passata dal 12,7% al 13,1%), ha segnato nel 2015 una brusca diminuzione, scendendo di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. In un anno il calo è stato di 5,3 miliardi. La componente legata al sommerso economico pesa per il 12,8%(contro il 13,4%), mentre l’incidenza delle attività illegali incluse nella stima(traffico di stupefacenti, servizi di prostituzione e contrabbando di tabacco) è stabile all’1,2%. Il valore aggiunto generato dall’economia non osservata nel 2015 deriva per il 44,9%(46,9% nel 2014) dalla componente relativa alla sottodichiarazione da parte degli operatori economici. La restante parte è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare(36,5% nel 2014), per l’9,6% alle altre componenti(fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali.

I dati dell’evasione contributiva sono allarmanti con circa 11 miliardi di mancate entrate contributive ogni anno. Si tratta di una percentuale tra il 6 e il 7% dei contributi versati all’Inps. Si tratta di un monte salari di circa 28 miliardi di euro. Il dato è riferito ai soli lavoratori dipendenti completamente in nero. Nel 2015, sono 3.724.000 le unità di lavoro(ULA) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti(2 milioni e 651 mila unità). Il tasso di irregolarità, utilizzato quale indicatore di diffusione del fenomeno e calcolato come incidenza delle unità di lavoro ULA) non regolari sul totale, è salito al 15,9%. La componente irregolare del lavoro ha segnato nel 2015 un nuovo aumento(+1,6%) dopo quello dell’anno precedente. Il tasso di irregolarità dell’occupazione è particolarmente elevato nel settore dei Servizi alle persone(47,6% nel 2015, 0,2% in più del 2014) ma risulta molto significativo anche nei settori dell’Agricoltura(17,9%), delle Costruzioni(16,9%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione(16,7%). Tra il 2012 e il 2015 è cresciuto il ricorso al lavoro non regolare da parte del sistema economico(+5,2%), a fronte di una diminuzione della componente regolare(-2,8%). L’effetto combinato delle due tendenze ha determinato un aumento del tasso di irregolarità dal 14,9% al 15,9% nel quadriennio.

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