Stop stipendi in contanti. Regalo alle banche?

Obbligo per il datore di lavoro di corrispondere le retribuzioni via bonifico, assegno o sportello bancario. E' quanto prevede un emendamento del PD alla Manovra economica. Nuovo regalo alle banche?

Stop stipendi in contantiI politici fanno di tutto per favorire banche e Poste Italiane. Nel 2012 il governo Monti obbligò i pensionati e i dipendenti pubblici ad aprire un conto corrente per riscuotere pensioni e stipendi. Oggi(7 dicembre), un emendamento del Partito Democratico alla Manovra economica vieta stipendi in contanti direttamente ai lavoratori privati. La proposta passa all’esame della Commissione Bilancio.

I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, facendo firmare la busta paga. Lo stop allo stipendio in contante vale per qualunque tipologia di lavoro instaurato. La retribuzione potrà essere erogata solo tramite assegno, strumenti di pagamento elettronico, bonifico bancario o bonifico domiciliato presso Poste Italiane o altri Istituti di Credito. Il datore di lavoro che non si adegua rischia una sanzione di 5 mila euro. La norma ha l’obiettivo di mettere fine alla piaga dei finti stipendi e delle finte buste paga, peccato che non risolverà proprio nulla. Alcuni datori di lavoro già fanno il bonifico e hanno trovato un escamotage per “riavere” soldi in nero. In che modo? Pretendono una “quota” mensile di 150/200 euro dal lavoratore, che è costretto a pagare tasse per un reddito superiore a quello reale. Questa “moda” si estenderà a macchia d’olio e ci sarà un vantaggio solo per le banche e Poste Italiane. Per aprire un conto corrente non ci vuole nulla, il problema è che rappresenta un ulteriore costo per il lavoratore. Dal 2008 al 2015, infatti, la crescita dei costi dei conti correnti, carte di credito e degli altri servizi servizi bancari ha subito in Italia un’impennata del 20%. L’aumento è senza eguali in Europa. La situazione è ulteriormente peggiorata negli ultimi 12 mesi: Intesa San Paolo e altre banche hanno aumentato i costi gestionali del conto corrente.

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