I bonus di Renzi sono costati 70 miliardi di euro

La XVII legislatura della Repubblica Italiana ha visto tre governi targati PD. Lasciano in eredità il record dell'occupazione e del debito pubblico e la crescita delle persone a rischio povertà. Buttati circa 70 miliardi di euro in bonus.

Matteo Renzi sul motorinoLa XVII legislatura della Repubblica Italiana è stata sciolta lo scorso 28 dicembre dal presidente Sergio Mattarella. In quasi cinque anni ci sono stati tre governi targati Partito Democratico. Quello guidato da Enrico Letta è durato meno di un anno, più o meno come quello guidato da Paolo Gentiloni. Il più “duraturo” è stato il governo di Matteo Renzi, premier dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016. Il PD lascia in eredità il record dell’occupazione e del debito pubblico e l’aumento delle persone a rischio povertà. Tutto bene? Mica tanto.

Le assunzioni crescono, ma la produttività e i salari restano bassi. Come mai? A spingere l’occupazione sono stati gli incentivi, non la tanto decantata ripresa economica. Giuseppe de Blasio, responsabile dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, ha dichiarato: “I cicli economici prevedono che prima arrivi la ripresa, poi parta il mercato del lavoro. In Italia abbiamo assistito a un processo inverso: il PIL è tornato a crescere dopo le assunzioni”. L’aumento del Prodotto Interno Lordo in Italia è dovuto all’export, favorito dal calo dell’euro dovuto al Quantitative Easing. Renzi sostiene che la crescita dei contratti a tempo indeterminato sia dovuto alla riforma del lavoro. Basta leggere il rapportoOsservatorio sul precariato” dell’Inps per scoprire che è una bufala. Nei primi dieci mesi del 2017, le assunzioni a tempo indeterminato sono state 1.021.582, 39.265 in meno(-3,7%) rispetto allo stesso periodo del 2016. Nei primi dieci mesi del 2015 erano state 1.520.592. Perché c’è stato il crollo dei contratti a tempo indeterminato nei nuovi rapporto di lavoro? La risposta è ovvia. Dal 1° gennaio 2017 sono spariti gli sgravi contributivi per le aziende che assumevano. Il Jobs Act è stato una droga che ha falsificato il mercato del lavoro. Nel triennio 2014-2017 l’Italia ha buttato circa 70 miliardi di euro tra incentivi all’occupazione(sotto forma di decontribuzioni) e bonus IRPEF(noto come bonus 80 euro). Con la stessa cifra si sarebbe potuto abbattere, strutturalmente, il cuneo fiscale(la differenza tra il costo del lavoro e lo stipendio netto di un dipendente) con il doppio risultato di aumentare il peso delle buste paga e aiutare le imprese ad assumere. Il giornalista Giuliano Balestreri su “Business Insider” scrive: “Gli incentivi a pioggia servono a tenere buoni gli elettori e le corporazioni che sostengono questo o quel partito, ma purtroppo non fanno il bene del Paese”.

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