Oxfam: L’1% più ricco possiede più ricchezze di tutto il resto dell’umanità

Il nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando. L'1% piu' ricco della popolazione mondiale detiene piu' ricchezza del restante 99%. Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi.

OxfamNel corso dell’ultimo anno il numero dei miliardari è aumentato al ritmo di uno in più ogni due giorni. Attualmente vi sono nel mondo 2.043 miliardari, e nove su dieci sono uomini. La ricchezza dei miliardari si è accresciuta di 762 miliardi di dollari nell’arco di 12 mesi, un incremento che, a titolo comparativo, rappresenta 7 volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789 milioni di persone. E’ uno degli allarmanti risultati che emergono dal rapporto Oxfam ”Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, riferiti al primo semestre del 2017 e diramato alla vigilia dell’Annual Meeting del World Economic Forum.

Di tutta la ricchezza creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione, mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento. In base a nuovi dati forniti da Credit Suisse, attualmente 42 persone possiedono la stessa ricchezza dei 3,7 miliardi di persone meno abbienti; il numero di persone che possiedono la stessa ricchezza del 50% più povero è stato aggiornato per l’anno scorso da 8 dell’anno scorso a 61. L’1% più ricco continua a possedere più ricchezze di tutto il resto dell’umanità. Nel corso dei prossimi 20 anni 500 tra le persone più ricche al mondo trasferiranno ai propri eredi oltre 2.400 miliardi di dollari, vale a dire più del PIL dell’India con i suoi 1,3 miliardi di abitanti. Tariq Mobeen Chaudray ha dichiarato: “La disuguaglianza aumenta giorno dopo giorno. I lavoratori si sentono frustrati perché i salari non stanno al passo con il costo della vita. È tutta colpa del crescente divario tra ricchi e poveri che cancella qualsiasi possibilità di benessere”. Tra il 1990 e il 2010 il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema(cioè con meno di 1,90 dollari al giorno) si è dimezzato e da allora è in costante riduzione. Questo eccezionale risultato è qualcosa di cui il mondo deve andare fiero. Se però, nello stesso periodo, la disuguaglianza all’interno dei Paesi non fosse aumentata come invece ha fatto, ulteriori 200 milioni di persone si sarebbero affrancate dalla povertà; tale numero avrebbe potuto salire a 700 milioni se i poveri avessero beneficiato dei vantaggi della crescita economica più dei propri concittadini ricchi. Guardando al futuro, la Banca Mondiale ha detto chiaramente che finché non colmeremo il divario fra ricchi e poveri mancheremo di larga misura l’obiettivo di eliminare la povertà estrema. Anche realizzando l’obiettivo di ridurre la povertà al 3%, nel 2030 circa 200 milioni di persone vivrebbero ancora con 1,90 dollari al giorno.

Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi

Nel periodo 2006-2015 il reddito dei lavoratori comuni è aumentato in media del 2% all’anno mentre la ricchezza dei miliardari ha goduto di un incremento annuo di quasi il 13%, cioè 6 volte di più. Nel 2016 il quarto uomo più ricco al mondo, Amancio Ortega, ha ricevuto dalla casa madre della catena di abbigliamento Zara dividendi annui per un valore di circa 1,3 miliardi di euro. Stefan Persson, figlio del fondatore di H&M, si colloca al 43° posto nella lista Forbes delle persone più ricche al mondo e l’anno scorso ha ricevuto dividendi azionari per 658 milioni di euro. Anju è una lavoratrice del Bangladesh, cuce abiti destinati all’esportazione. Spesso lavora 12 ore al giorno, fino a tarda sera; talvolta deve saltare i pasti perché non ha guadagnato a sufficienza. Il suo salario annuo è di soli 900 dollari. Accade sempre più frequentemente che il fatto di avere un lavoro non salvi dalla povertà. Secondo recenti stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro(OIL), nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo quasi un lavoratore su tre vive in condizioni di povertà, e il fenomeno è in espansione. Al giorno d’oggi l’elemento forse più scioccante del mercato globale del lavoro è la schiavitù moderna. L’OIL calcola che nel 2016 vivessero in stato di schiavitù 40 milioni di persone, di cui 25 milioni costrette al lavoro forzato. Quasi il 43% della forza lavoro giovanile globale è ancora disoccupata, oppure occupata ma povera. Oltre 500 milioni di giovani sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. Il lavoro temporaneo e precario è la norma nei Paesi in via di sviluppo ed è in espansione in quelli ricchi. I lavoratori temporanei percepiscono salari più bassi, godono di minori diritti e di minore tutela sociale; le donne e i giovani sono più numerosi in questo tipo di lavori.

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