Salario minimo in Italia?

In Italia si torna a parlare dell'introduzione del salario minimo. Matteo Renzi propone una paga minima di 9-10 euro lordi l'ora, troppo alta secondo le aziende. Contrari alla norma anche i sindacati.

98603065Il 4 marzo 2018 è vicino e i politici sparlano ogni giorno per convincere gli elettori a votare il proprio partito. L’ultima promessa riguarda gli stipendi degli italiani, che potrebbero subire una nuova “mazzata” grazie a Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico, infatti, vuole introdurre il salario minimo in Italia. Cosa significa? Il salario minimo è una paga-base, espressa in genere in termini orari, che per legge deve essere riconosciuta ai lavoratori. Si tratta di una misura che riguarda solo chi lavora.

Il salario minimo, in realtà, era già previsto dal Jobs Act, la riforma del lavoro varata dal governo Renzi. Per definirne il funzionamento doveva essere emanato un altro decreto, cosa che non è avvenuta. Perché Renzi non l’ha fatto? Nel 2016 si faceva riferimento ad un range di 6-7 euro l’ora, pari al 50-60% del salario mediano delle imprese italiane. Il segretario del PD invece propone un salario minimo di 9-10 euro lordi l’ora, ma le aziende pretendono un paga minima non troppo alta. Il motivo? Per adeguarsi al costo del lavoro più alto sarebbe spinte a ricorrere a licenziamenti, o a sostituire manodopera con macchinari, o a rivalersi sui prezzi finali di un prodotto a danno dei consumatori. Alla fine si potrebbe trovare un accordo a 6-7 euro lordi l’ora, come era previsto dal Jobs Act. L’introduzione del salario minimo non piace nemmeno ai sindacati, i quali temono un indebolimento della contrattazione collettiva in Italia. Il motivo? C’è infatti il rischio che alcune aziende cerchino di liberarsi dei vincoli del contratto nazionale, per poi pagare meno i propri dipendenti senza però violare la legge. In Italia la contrattazione copre circa l’84% dei lavoratori. Il salario minimo non servirebbe per risolvere il problema del lavoro nero o sommerso, la vera piaga dell’Italia.

Salario minimo in UE

Eurostat certifica che a luglio 2017, ben 22 dei 28 Stati dell’Unione Europea avevano un salario minimo. Italia, Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia sono i sei Paesi che ne sono sprovvisti. L’ultimo grande Paese europeo a introdurlo è stato la Germania, nel 2014, che lo ha fissato a 8,50 euro l’ora. In Francia è più alto, 9,60, in Grecia scende fino a 3,30. Nella UE si va dal minimo dei 235 euro mensili della Bulgaria al massimo dei 1.999 euro del Lussemburgo. Il salario minimo caratterizza quei Paesi in cui c'è una limitata copertura dei contratti nazionali o il sindacato è poco rappresentativo.

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