Lo strano caso di Giacomo Mancini

Giacomo Mancini è in bilico tra l’eventuale elezione alla Camera con il Partito Democratico di Matteo Renzi o al Consiglio regionale della Calabria con Forza Italia. Questo strano caso dimostra che in politica non ci sono più ideali.

Giacomo ManciniDue manifesti elettorali con lo stesso candidato ma con il simbolo del partito diverso. Sembra la copertina di un film comico sulla politica, invece è l’effetto collaterale del “berluzismo”, ovvero l’unione del berlusconismo con il renzismo. L’uomo del manifesto è Giacomo Mancini. Una situazione davvero paradossale che fa capire come gli ideali politici siano ormai un valore superato.

Giacomo Mancini è candidato del Partito Democratico nel collegio uninominale di Cosenza alla Camera. Nel 2014 si era candidato come consigliere alle regionali in Calabria con Forza Italia, senza però essere eletto. Il paradosso è che Mancini rischia di andare in Parlamento e allo stesso tempo diventare consigliere regionale. Il motivo? E’ il primo dei non eletti in Regione Calabria. Il prossimo 4 marzo Mancini potrebbe ritrovarsi deputato con Matteo Renzi e consigliere regionale con Silvio Berlusconi, prendendo il posto dell’ex compagno di partito Fausto Orsomarso, oggi capolista per Fratelli d’Italia e con buone possibilità di finire alla Camera. Un papocchio incredibile, che può verificarsi solo in Italia. A proposito. Renzi non voleva rottamare i politici di professione?

La carriera politica di Mancini inizia nel 1999, quando viene eletto con il PSI al consiglio provinciale di Cosenza. Due anni dopo diventa deputato nelle liste dei Democratici di Sinistra(DS) grazie a un accordo col PSE-Lista Mancini. Nel 2002 viene eletto anche nel consiglio comunale cosentino. Nel 2006 mantiene la comoda poltrona alla Camera con il partito Rosa nel Pugno–Laici Socialisti Liberali Radicali. Nel 2008 passa al Popolo Della Libertà e si candida alle Europee 2009. Nell’aprile 2010 diventa assessore regionale al Bilancio nella giunta Scopelliti. Il resto della storia già la sappiamo. Il problema non è il politico di professione Mancini, ma i partiti che lo mettono in lista. PD e Forza Italia, temi etici a parte, sono più o meno la stessa cosa. Due facce della stessa medaglia. Mettere una “X” sul simbolo di uno di questi due partiti significa proseguire il (brutto) percorso iniziato nel 1994. Ci sono altri partiti a cui dare il proprio voto, al limite si può sempre optare per la scheda nulla.

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