Bankitalia: Rischio povertà e diseguaglianze in crescita

In Italia quasi una persona su 4 era a rischio povertà nel 2016. Questo è quello che emerge dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane. Aumentano le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza.

RicchezzaIl reddito medio delle famiglie italiane nel 2016 è cresciuto del 3,5% rispetto a quello rilevato nel 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. E’ rimasto tuttavia ancora inferiore dell’11% rispetto al picco raggiunto in quell’anno. Questo è quello che emerge dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane. L’indice di Gini del reddito equivalente, una misura sintetica di disuguaglianza che varia tra 0 e 1, nel 2016 è salito al 33,5%, dal 33% del 2012 e del 2014.

La crescita della disuguaglianza si è accompagnata a un ulteriore aumento, a circa il 23%, un livello molto elevato, della quota di individui con reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano, una soglia convenzionalmente usata per individuare il rischio di povertà e pari nel 2016 a circa 830 euro mensili. L’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito, nato all’estero, e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nel caso degli immigrati l’incidenza di questa condizione è salita dal 34% al 55%, e una crescita notevole del rischio povertà si è avuta anche al nord(dall’8,3% al 15%). Tra il 2006 e il 2016, la quota di persone che vivono in nuclei familiari con due o più percettori di redditi da lavoro è diminuita dal 50,7% al 45,4%, anche per effetto di fattori demografici. Nel Mezzogiorno, il 13,3% degli individui vive in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro rispetto al 6,1% nel Nord e 6,9% nel Centro.

Aumentano diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza in Italia

Nel 2016 il 5% del “paperoni” deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510.000 euro. Oltre il 40% di questa quota è detenuta dal 5% più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro. La quota di ricchezza netta detenuta dal 30% più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l’1%; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio di povertà. Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta media è diminuita del 5% a prezzi costanti, in linea con le evidenze desumibili dalle statistiche aggregate disponibili, proseguendo la flessione avviatasi nel 2010. Come in passato, il calo è stato determinato dall’andamento delle attività reali che ha riflesso prevalentemente la riduzione del valore degli immobili. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21%; il valore mediano del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63%, dal picco dell’80% registrato nel 2012.

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