Cgil: Peggiora qualità del lavoro

Sono 4 milioni e 571 mila le persone che in Italia si trovano nella cosiddetta area del disagio occupazionale. È quanto emerge da una ricerca della Fondazione Di Vittorio della Cgil. Ore lavorate e unità di lavoro crollano rispetto al 2008.

DonnaIn Italia sono stati creati oltre un milioni di posti di lavoro. Questo ritornello è stato il cavallo di battaglia del Partito Democratico di Matteo Renzi in campagna elettorale. Sull’occupazione vengono forniti molti dati numerici, ma raramente si mette a fuoco la qualità dei rapporti di lavoro. A fine 2017 si è toccato il record delle persone in disagio con 4 milioni 571 mila persone. E’ quanto emerge dallo studio “Lavoro: qualità e sviluppo”" realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil.

Sulla base dei dati dei conti economici nazionali, nel quarto trimestre 2017 il numero di ore lavorate, rispetto al primo trimestre 2008, risulta ancora nettamente sotto il picco pre-crisi(-5,8%) pari a 667 milioni di ore lavorate in meno, come anche il numero di unità di lavoro(-4,7%), pari a quasi 1,2 milioni di ULA in meno rispetto al primo trimestre 2008. Dai dati si evince che peggiora la qualità dell’occupazione in Italia. Gli ultimi quattro anni, dall’inizio del 2014 alla fine del 2017, hanno visto quindi una crescita dell’occupazione, ma solo un recupero parziale delle ore lavorate. Questo è strettamente collegato al carattere dell’occupazione: a dispetto dei proclami che hanno accompagnato il Job Act e l’introduzione del contratto a tutele crescenti con l’esonero contributivo per 36 mesi, infatti, dal 2015 al 2017 il numero di assunzioni a tempo indeterminato è crollato del 41,5%. Nello stesso periodo c’è stato un incremento del 38,9% delle assunzioni a termine.

Questo ha contributo alla crescita dell’area del disagio(attività lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571 mila persone, il dato più alto dall’inizio delle rilevazioni. Peggiorano anche le condizioni dei lavoratori a tempo determinato, con un significativo incremento del part-time(+55% fra il 2015 e il 2017) e del numero dei contratti di durata fino a 6 mesi, passati da meno di 1 milione nel 2013 a più di 1,4 milioni nel 2017. E’ evidente, quindi, che il numero totale degli occupati, pur importante, rappresenta un’immagine molto parziale della condizione del lavoro in Italia. La qualità di questa occupazione è in progressivo e consistente peggioramento, e questo spiega l’insoddisfazione sia sulle condizioni attuali che rispetto al futuro, non solo di chi è disoccupato, ma anche di chi ha un lavoro. Oltre all’Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto al numero registrato nel primo trimestre del 2008.

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