MediaWorld scarica crisi sui lavoratori

MediaWorld ha annunciato la chiusura di due punti vendita e il trasferimento della sede a 50 chilometri di distanza. Insorgono i sindacati. A rischio ci sono 700 posti di lavoro.

Manifestazione lavoratori MediaWorldNon c’è pace per i lavoratori di MediaWorld, la catena nazionale specializzata nella vendita di elettrodomestici, telefoni e computer. Il gruppo Mediamarket ha annunciato chiusure e trasferimenti che riguardano 700 persone. Ad aggravare la situazione ci sono anche la scadenza del contratto di solidarietà al 30 aprile 2018 in 17 punti vendita(Cosenza, Sassari, Molfetta, Genova, Roma, Torino, Caserta e Napoli) e le intenzioni annunciate di risolvere definitivamente i 150 esuberi dichiarati.

MediaWorld ha comunicato la chiusura entro il 31 marzo 2018 dei punti vendita di Grosseto e Milano Stazione Centrale. Non solo. Il gruppo Mediamarket ha annunciato il trasferimento della sede amministrativa di Curno(Bergamo) a Verano Brianza(Monza), vale a dire a 50 chilometri di distanza. I sindacati temono che il trasferimento creerebbe enormi disagi per tutti i dipendenti, in particolare per le figure assunte a part-time. Trasferimento forzato. Questa è la frase che riassume la situazione che stanno vivendo i 500 lavoratori MediaWorld. Lo stesso incubo che hanno vissuto in prima persona i dipendenti di Auchan nel 2016. I lavoratori che non accetteranno il trasferimento nella nuova sede saranno licenziati. La comunicazione ai dipendenti è stata data il 16 febbraio 2018 durante un incontro che si è svolto all’UCI Cinema mentre a Roma si stava tenendo un confronto tra azienda e funzionari nazionali delle organizzazioni sindacali.

Ieri e oggi i lavoratori MediaWorld hanno incrociato le braccia in tutta Italia, per uno sciopero indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. I sindacati contestano anche l’annullamento del bonus presenza e della maggioranza economica prevista per il lavoro domenicale. La progressiva perdere di diritti è dovuta al Jobs Act, introdotto dal governo Renzi nel 2015 e che ha causato l’apartheid lavorativo in Italia. All’azienda conviene licenziare i lavoratori con il vecchio contratto per riassumerli con i regimi contrattuali previsti dal Jobs Act. Il gruppo Mediamarket ha dichiarato 17 milioni di euro di perdita nel 2017 e ha deciso di scaricare la crisi sui lavoratori. I sindacati sostengono che “il fatturato di alcuni punti vendita è sì in perdita ma anche perché la politica aziendale di non imputare il fatturato dell’e-commerce ai singoli negozi in cui avviene il ritiro della merce pregiudica il cosiddetto autosostentamento dei punti vendita”. Parametro che l’azienda ha dichiarato fondamentale per il mantenimento dei negozi in futuro. L’Italia riparte solo a parole.

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