La fata carabina

Di Daniel Pennac e pubblicato da Feltrinelli, "La fata carabina" è un giallo poliziesco ambientato a Belleville, un quartiere popolare e multietnico della periferia di Parigi. "La fata carabina" è il secondo libro con protagonista Benjamin Malaussène.

La fata carabinaLa fata carabina” è un libro di Daniel Pennac e pubblicato da Feltrinelli. Daniel Pennac è nato a Casablanca nel 1944. Figlio di un militare francese, nell’infanzia ha seguito gli spostamenti del padre, dall’Africa al Sud Est asiatico. Tornato a Parigi, si è laureato e ha cominciato a lavorare come professore di lettere in un liceo. Pennac si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con il romanzo “Il paradiso degli orchi” del 1985, primo libro che vede protagonista Benjamin Malaussène e altri personaggi bizzarri. “La fata carabina” è il secondo libro di questa serie ed è stato pubblicato nel 1987.

Il libro è ambientato a Belleville, un quartiere popolare e multietnico della periferia di Parigi. La storia ruota attorno al mondo degli anziani: vecchietti uccisi a colpo di rasoio, vecchietti il cui futuro è reinventato ogni sera da parte della sorella sensitiva di Benjamin Malaussène, Thérèse. Lo scrittore Pennac prova a ribaltare le regole del genere giallo poliziesco, giocando sulle contrapposizioni e i paradossi. Una scelta che ha voluto sottolineare fin dalla prima scena del romanzo, nella quale una vecchietta apparentemente inerme ammazza con una calibro 38 un poliziotto che vorrebbe aiutarla a non scivolare su una lastra di ghiaccio a forma d’Africa. Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, diviene immediatamente il principale indiziato. “La fata carabina” rivista con straordinaria leggerezza tutte le situazioni tipiche del noir metropolitano, con il loro sanguinolento corredo di uccisioni, violenze e corruzione. Un humour dirompente che sfiora l’assurdo. Tutto bene? Mica tanto. “La fata carabina” è un libro di pregevole fattura, ma ostico nella lettura per lo stile dello scrittore Pennac, sempre in bilico tra metafora, realismo, ironia e purezza. Lo stile è faticoso, pesante, a volte incomprensibile. I personaggi sono simpatici, ma troppo bislacchi per potercisi immedesimare e la trama infarcita di talmente tante scenette di contorno da perdere talvolta di senso. Non lo si può definire un testo da leggere per passare momenti di relax, perché la scrittura di Pennac non lascia che il lettore si distragga.

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