La giostra dei criceti

Di Antonio Manzini e pubblicato da Sellerio, "La giostra dei criceti" è un romanzo che racconta una rapina fatta da 4 malviventi della periferia di Roma e di una grande macchinazione fatta dall’Inps per risolvere il “problema” pensioni.

La giostra dei cricetiLa giostra dei criceti” è un libro di Antonio Manzini e pubblicato da Sellerio. Lo scrittore è nato a Roma nel 1964. Attore e sceneggiatore, Antonio Manzini ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l’antologia “Crimini”. Del 2005 il suo primo romanzo, “Sangue marcio”. Dai romanzi di Manzini è tratta la serie televisiva “Rocco Schiavone”. “La giostra dei criceti” arriva in libreria nel 2007 ed è la seconda opera dello scrittore italiano.

Il libro racconta una rapina ad una banca di 4 malviventi della periferia romana e una grande macchinazione fatta dall’Inps per risolvere il “problemapensioni. La trama è un gioco ad incastro. Varie storie interconnesse si intrecciano ad arte conferendo all’opera uno splendido ritmo incalzante, che purtroppo va scemando verso la fine. Nel libro di Manzini emerge un curioso scontro tra generazioni: i lavoratori descrivono i pensionati come beati egocentrici, approfittatori. A tratti grottesco, l’elaborato affronta tematiche di vario genere che vanno del degrado, dall’abbandono, dalla voglia di riscatto, dall’inesorabilità dell’esistenza. L’autore, riesce dunque a fotografare con acume e dovizia quella che è la realtà attuale in Italia.

Non escono bene nemmeno i politici e dirigenti, descritti come dei pagnottisti disposti a tutti per fare carriera. “La giostra dei criceti” è satira sociale, suspense, il sentimento e il cinismo, i morti di fame e i morti ammazzati. Tragico e comico, noir che si scioglie in limpida e commovente poesia, thriller che offre lo spaccato di una società senza cuore, questo è il romanzo pubblicato da Antonio Manzini. Trecento pagine avvincenti che scorrono come fossero una. Una lettura che nella sua drammaticità strappa sorrisi al lettore, inducendo alla riflessione. Uno spaccato di umanità tragicamente reale. Il linguaggio di Manzini mi ha ricordato quello di Ammaniti, mentre i personaggi principali mi hanno fatto tornare in mente il personaggio de “Lo Zingaro” del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, un altro delinquente di periferia alla costante ricerca del botto, del colpo grosso.

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