Dal 1 luglio stop stipendi in contanti

Dal primo luglio 2018 scatta l'obbligo della tracciabilità dello stipendio previsto dalla legge di Bilancio. Lo stop agli stipendi in contanti è una misura pensata per prevenire gli abusi, ma molto probabilmente non risolverà nulla.

Dal 1 luglio stop stipendi in contantiLa busta paga in contanti sarà un lontano ricordo per i lavoratori. Dal 1° luglio 2018 scatta l’obbligo della tracciabilità dello stipendio previsto dalla Legge di Bilancio. La retribuzione potrà essere erogata solo tramite assegno, strumenti di pagamento elettronico, bonifico bancario o bonifico domiciliato presso Poste Italiane o banche. Sono esclusi dall’obbligo i rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione e quelli di ambito domestico come colf, baby sitter o badanti. La misura vale invece anche per i co.co.co e i contratti delle cooperative con i propri soci.

Il datore di lavoro che non si adegua rischia una sanzione da 1.000 a 5.000 euro. La norma ha l’obiettivo di mettere fine alla piaga dei finti stipendi e delle finte buste paga, peccato che non risolverà proprio nulla. Alcuni datori di lavoro già fanno il bonifico e hanno trovato un escamotage per “riavere” soldi in nero. In che modo? Pretendono una “quota” mensile di 150/200 euro dal lavoratore, che è costretto a pagare tasse per un reddito superiore a quello reale. Questa “moda” si estenderà a macchia d’olio e ci sarà un vantaggio solo per le banche e Poste Italiane. Per aprire un conto corrente non ci vuole nulla, il problema è che rappresenta un ulteriore costo per il lavoratore. La spesa media di gestione di un conto corrente bancario è di 77,6 euro. Dal 2013 al 2017 l’aumento dei costi del conto corrente è stato di 36 euro, un  rincaro concentrato in particolar modo proprio lo scorso anno e destinato a crescere ancora nel 2018.

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