Grasso condannato a pagare 83.250 euro al PD

Pietro Grasso non ha mai ritornato alle casse del PD il contributo all’elezione che avrebbe dovuto restituire dal 2013 al 2017. il tribunale di Roma l'ha condannato a pagare 83.250 euro al PD.

Pietro GrassoLo Statuto del Partito Democratico prevede che i parlamentari diano una parte del loro stipendio al partito. C’è qualcuno che non l’ha fatto, tipo Pietro Grasso nella scorsa legislatura. L’ex presidente del Senato e attuale leader di Liberi e Uguali non ha mai ritornato alle casse del PD il contributo all’elezione che avrebbe dovuto restituire dal 2013 al 2017. In totale sono 83.250 euro. Hanno imitato Grasso anche altri 60 tra deputati e senatori.

Circa 1,5 milioni di euro è la cifra che il PD vuole recuperare dai morosi. Oggi(20 luglio) è arrivato un primo risultato dal contenzioso. Il Tribunale di Roma ha emesso il decreto ingiuntivo nei riguardi di Grasso, nel quale gli si ingiunge di pagare 83.250 euro di quote che i parlamentari del Partito Democratico si erano impegnati a pagare mensilmente. La sentenza è stata confermata dal tesoriere del PD Francesco Bonifazi. I soldi recuperati dai morosi saranno dirottati verso un fondo a sostegno dei 180 dipendenti del Nazareno, in cassa integrazione da tempo. La vicenda non finisce qui. Grasso ha replicato annunciando un ricorso contro l’ingiunzione. L’ex presidente del Senato ha dichiarato: “Non ho ancora ricevuto alcuna notifica di decreto ingiuntivo, quindi non so su quali base possa essere stata emessa. Di certo c’è che nessuno mi ha mai chiesto una determinata cifra mensile nel corso di tutta la scorsa legislatura, e da presidente del Senato, come so essere norma, non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica, oltre ad aver rinunciato, tra le altre, alla parte di indennità che viene solitamente utilizzata per finanziare i partiti. Quando arriverà il decreto può star certo che farò opposizione”.

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