Rolling Stone si schiera contro Salvini con adesioni fasulle

"Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice". E' l'appello lanciato dal periodico Rolling Stone e firmato da musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz. Peccato che alcune adesioni sono fasulle. Selvaggia Lucarelli stronca la rivista: "In fuga come dalla Siria".

La copertina del Rolling Stones“Noi non stiamo con Matteo Salvini. Rolling Stone si schiera, e insieme a noi musicisti, attori, registi, scrittori e da oggi tutti voi”. E’ l’appello lanciato dal periodico italiano di musica, politica e cultura di massa. Rolling Stone vuole una società aperta, libera e moderna. Nell’appello si legge: “Crediamo che oggi in Italia sia fondamentale prendere una posizione chiara, crediamo che volgere lo sguardo dall’altra parte e aspettare che passi la bufera equivalga a essere complici, crediamo, una volta di più, nel soft power della cultura pop, nella sua capacità di unire, condividere, accogliere”.

Tra gli aderenti a questa iniziativa risulta anche Enrico Mentana, ma il direttore del Tg La7 si è subito dissociato con un post su Facebook. Mentana scrive: “Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono solo a scopi identitari, o a volte peggio mirano a un po’ di pubblicità gratuita. Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa. E’ un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara: No”. Anche lo scrittore Alessandro Robecchi‏ si è trovato nell’elenco a sua insaputa. In pratica Rolling Stone si schiera contro Salvini con adesioni fasulle. Quella del periodico è l’ennesima campagna moralizzatrice che non serve a nulla e che rischia di far prendere ulteriore consenso al Ministro dell’Interno. Il periodico dove era quando Matteo Renzi ha demolito i diritti dei lavoratori?

L’attacco di Selvaggia Lucarelli

La giornalista Selvaggia Lucarelli è stata direttrice del Rolling Stone per tre mesi all’inizio del 2018, si è dimessa per l’ambiente di lavoro  tossico, illiberale, ostile, scorretto. In un post su Facebook la Lucarelli scrive: “Di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c’è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. L’editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti, al punto che, per rimanere in tema umanità, c’è più gente che negli ultimi anni è scappata da Rolling Stone che dalla Siria”. Alcuni dipendenti hanno contratti da lavoratori esterni e sono costretti a scappare in strada quando vengono i controlli dell’Inpgi. La Lucarelli aggiunge: “Alla mia più diretta collaboratrice, che aveva un contratto da esterna ed era tutti i giorni in ufficio, a un certo punto è stato chiesto di non accompagnare più i figli a scuola e di presentarsi 30 minuti prima degli altri in redazione”. E meno male che Rolling Stone si batte per una società aperta, libera e moderna. Forse per moderna intendono una nuova forma di schiaviamo?

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