Spread Italia 2018

Lo spread dell'Italia è tornato nuovamente di moda nel 2018. Dall'inizio dell'anno lo spread è salito di 112 punti. E’ bastato questo per scatenare alcuni media contro il governo Lega-M5S. Lo spread continuerà a crescere per "colpa" della fine del Quantitative easing.

Spread ItaliaNel 2011 gli italiani hanno scoperto una nuova parola: lo spread. Che cos’è? Lo spread è un numero che indica una differenza percentuale fra rendimenti. In ambito finanziario si usa questo termine per indicare il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione caratterizzata da rischio di default e quello di un titolo privo o a bassissimo rischio preso a riferimento. Il Btp Italia ha come riferimento il Bund della Germania. I titoli di Stato presi in considerazione sono a 10 anni.

Lo spread ci ricorda sgarbatamente che bisogna ridurre il debito pubblico. Il motivo? Più alto è lo spread e più soldi bisogna sborsare per gli interessi sul debito. Nel 2018 la parola spread è tornata nuovamente di moda in Italia. Cosa è successo? Negli ultimi mesi lo spread dell’Italia è tornato a crescere, anche se non ai livelli record del 2011. Il differenziale Btp-Bund era a 163 punti il 2 gennaio 2018. Nella seduta di oggi(3 settembre) lo spread ha chiuso a 285 punti. Nell’arco di nove mesi è aumentato di 112 punti. E’ bastato questo per scatenare alcuni media, i quali hanno iniziato l’operazione terrore mettendo in relazione l’azione, fino a questo momento nulla, del governo Lega-Movimento 5 Stelle con la risalita dello spread. Analizzando l’andamento dello spread negli ultimi 12 mesi, si scopre che il valore più basso è stato registrato il 24 aprile 2018 con 113 punti, vale a dire in piena incertezza politica con un governo ancora da formare dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Quest’ultimo dato fa capire che lo spread negli ultimi 3 anni non è stato influenzato dai governi, ma da fattori esterni.

Spread falsato dal Quantitative easing

Dal 2015 lo spread è falsato dal Quantitative easing, il programma di acquisti titoli della Banca Centrale Europea. Al 31 maggio 2018 la BCE aveva acquistato 485,6 miliardi di euro di titoli di Stato tedeschi, 396,7 miliardi di titoli di Stato francesi e 345 miliardi di titoli di Stato italiani. Nel dettaglio la quota di titoli di Stato in mano alla Banca d’Italia, direttamente o attraverso la Banca Centrale Europea, è al 16%. Nel 2014 era solo al 5%. Il Quantitative easing ha drogato lo spread, tenendo basso il differenziale dell’Italia nonostante la situazione economica non sia migliorata rispetto a qualche anno fa. Tanto per fare un esempio, il debito pubblico italiano è passato dai 1.897,9 miliardi di dicembre 2011 ai 2.323,3 miliardi di giugno 2018. Una crescita di 425,4 miliardi di euro in meno di 7 anni. La risalita dello spread di questi ultimi mesi è causata dalla fine del Quantitative easing al termine del 2018. Da gennaio 2019 la Banca Centrale Europea non comprerà più titoli di Stato dei Paesi UE. Il Quantitative easing è stata una grande occasione sprecata dall’Italia per abbattere il debito pubblico. Tutta colpa dei politici che ci hanno governato in questi ultimi tre anni, i quali hanno pensato bene di regalare bonus a destra e manca. I 70 miliardi buttati da Renzi e company potevano essere utilizzati per abbattere strutturalmente il cuneo fiscale. E’ logico che gli investitori puntino su titoli di Stato più sicuri con la fine del Quantitative easing.

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