L’andamento dello spread nel 2018

L'andamento dello spread nel 2018. Il differenziale è salito di 87 punti nell'arco di un anno. La crescita causata dall'incertezza politica e da un tweet di Puglisi. Nel 2019 non ci sarà più il Quantitative easing della Banca Centrale Europea.

Spread Italia 2018Dal 2011 gli italiani sentono sempre più spesso la parola spread. Cosa significa? Lo spread è un numero che indica una differenza percentuale fra rendimenti. In ambito finanziario si usa questo termine per indicare il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione caratterizzata da rischio di default e quello di un titolo privo o a bassissimo rischio preso a riferimento. Il Btp italiano ha come riferimento il Bund tedesco. I titoli di Stato presi in considerazione sono a 10 anni.

Nel 2018 la parola spread è tornata nuovamente di moda in Italia. Cosa è successo? Negli ultimi mesi lo spread dell’Italia è tornato a crescere, anche se non ai livelli record del 2011. Il differenziale Btp-Bund era a 163 punti il 2 gennaio 2018. Nell’ultima seduta dell’anno(28 dicembre 2018) lo spread ha chiuso a 250 punti. Nell’arco di un anno è salito di 87 punti. E’ bastato questo per scatenare alcuni media, i quali hanno iniziato l’operazione terrore mettendo in relazione l’azione del governo Lega-Movimento 5 Stelle con la risalita dello spread. Analizzando l’andamento dello spread negli ultimi 12 mesi, si scopre che il valore più basso è stato registrato il 24 aprile 2018 con 113 punti, vale a dire in piena incertezza politica con un governo ancora da formare dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Quest’ultimo dato fa capire che lo spread negli ultimi 3 anni non è stato influenzato dai governi, ma da fattori esterni.

La prima risalita dello spread nel 2018 è avvenuta nel mese di maggio, quando in Italia regnava il caos per la formazione del governo. Lo spread ha toccato quota 282 punti il 29 maggio 2019. Il giorno prima, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva affidato l’incarico di formare un governo a Carlo Cottarelli. Alla fine si è scoperto che nemmeno Forza Italia e PD avrebbero dato la fiducia all’ennesimo governo tecnico. Lo spread resta altalenante nei successivi tre mesi fino ad arrivare al 18 settembre quando chiude a 213 punti, il valore più basso degli ultimi sei mesi. Dopo il differenziale inizia una nuova risalita fino a toccare i 330 punti il 20 novembre 2018. Questo è il valore più alto dello spread nel 2018. La risalita è causata dalla Legge di Bilancio del governo Lega-Movimento 5 Stelle e dal conseguente scontro con l’UE per i discussi vincoli europei. A contribuire alla risalita dello spread ci ha pensato pure Riccardo Puglisi con un tweet diffuso a destra e manca su Twitter. Dopo l’accordo con l’Unione Europea, lo spread è tornato a scendere nel mese di dicembre fino a toccare quota 250 punti nell’ultima seduta del 2018.

Spread falsato dal Quantitative easing

Negli ultimi tre anni lo spread è stato falsato dal Quantitative easing, il programma di acquisti titoli della Banca Centrale Europea. Al 30 novembre 2018 la BCE aveva acquistato 515 miliardi di euro di titoli di Stato tedeschi, 418 miliardi di titoli di Stato francesi e 363 miliardi di titoli di Stato italiani. In totale la Banca Centrale Europea ha acquistato oltre 2.100 miliardi di titoli di Stato suddivisi fra i diversi Paesi in base alle quote detenute nel capitale della BCE stessa. Il Quantitative easing ha drogato lo spread, tenendo basso il differenziale dell’Italia nonostante la situazione economica non sia migliorata rispetto a qualche anno fa. Tanto per fare un esempio, il debito pubblico italiano è passato dai 1.897,9 miliardi di dicembre 2011 ai 2.334,4 miliardi di ottobre 2018. Una crescita di 436,5 miliardi di euro in 82 mesi. La risalita dello spread nel 2018 è causata dalla fine del Quantitative easing, decisione annunciata dalla BCE lo scorso giugno e confermata lo scorso 19 dicembre. Da gennaio 2019 la Banca Centrale Europea non comprerà più titoli di Stato dei Paesi UE. Il Quantitative easing è stata una grande occasione sprecata dall’Italia per abbattere il debito pubblico. Tutta colpa dei politici che ci hanno governato in questi ultimi tre anni, i quali hanno pensato bene di regalare bonus a destra e manca. I 70 miliardi buttati da Renzi e company potevano essere utilizzati per abbattere strutturalmente il cuneo fiscale.

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