Istat: A rischio povertà una persona su 4

Una persona su 4 è a rischio povertà in Italia. E' quanto emerge da un rapporto dell'Istat. Il Sud resta l’area più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale. In crescita il reddito delle famiglie nel 2016, stabile il livello del costo del lavoro dipendente.

A rischio povertà oltre uno su 4Nel 2017 una persona su 4 risulta a rischio povertà o esclusione sociale in Italia. E’ quanto emerge dal rapporto “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” pubblicato oggi(6 dicembre) dall’Istat. Complessivamente, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%, in diminuzione rispetto al 30,0% del 2016. Nel 2017 il 20,3% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, cioè fa parte di famiglie il cui reddito disponibile equivalente nel 2016 è inferiore alla soglia di rischio di povertà pari a 9.925 euro. Il dato è stabile rispetto al 2016.

Il 10,1% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti. Il valore è in forte diminuzione rispetto al 12,1% dell’anno precedente. L’11,8% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2016 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. Il dato risulta in calo dell’1% rispetto al 2016. Il Sud resta l’area più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale(44,4%), seppur in calo rispetto al 2016(46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est(16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest(20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%. Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale(42,7%; era il 43,7% nel 2016). Elevati livelli di rischio di povertà o esclusione sociale si osservano anche tra coloro che vivono in famiglie con un solo percettore(45,1%) o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative(34,3%). Analogamente al 2016, tra coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino straniero il rischio di povertà o esclusione sociale è quasi il doppio(49,3%) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani(26,5%).

Ancora in crescita il reddito delle famiglie nel 2016

Nel 2016 si stima che le famiglie residenti in Italia abbiano percepito un reddito netto pari in media a 30.595 euro, circa 2.550 euro al mese. Tuttavia, poiché la distribuzione dei redditi è asimmetrica, la maggioranza delle famiglie ha conseguito un reddito inferiore all’importo medio. Se si calcola il valore mediano, ovvero il livello di reddito che divide il numero di famiglie in due metà uguali, si osserva che il 50% delle famiglie ha percepito un reddito non superiore a 25.091 euro(2.091 euro al mese), con un incremento del 2,3% rispetto al 2015, quando metà delle famiglie aveva percepito un reddito non superiore a 24.522 euro. La crescita interessa tutte le fasce di reddito ma è più accentuata nel quinto di famiglie meno abbienti, dopo il marcato calo del 2015. Al netto degli affitti figurativi, si stima quindi che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero si sia ridotto da 6,3 a 5,9, pur rimanendo al di sopra dei livelli pre-crisi(nel 2007 era 5,2).

Stabile il livello del costo del lavoro dipendente

Il costo del lavoro, che è dato dalla somma delle retribuzioni lorde dei lavoratori e dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro, nel 2016 presenta una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, risultato di una flessione della contribuzione a carico del datore di lavoro(-1,0%) controbilanciata da un incremento della tassazione del dipendente(+1,8%). Nel 2016 il costo del lavoro raggiunge il valore medio di 32.154 euro. La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro(54,3% pari a 17.447 euro). La parte rimanente(45,7%, 14.707 euro) costituisce il cuneo fiscale e contributivo, ossia la somma dell’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente e dei contributi sociali del lavoratore e del datore di lavoro. Nel 2016 il lavoro dipendente rappresenta in media la fonte di reddito individuale con il livello più elevato: 17.370 euro circa, contro una media di 15.460 euro per il lavoro autonomo e poco oltre 14.665 euro per i redditi di natura pensionistica.

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