Pensioni reversibilità Italia nel mirino Ocse

Le pensioni di reversibilità dell’Italia finiscono nel mirino dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(Ocse). No agli assegni di reversibilità prima dell'età pensionabile.

Pensione di reversibilitàLe pensioni di reversibilità dell’Italia finiscono nel mirino dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(Ocse). Il nostro Paese è quello che spende di più per pensioni di reversibilità rispetto al PIL nell’area Ocse. Seguono Grecia e Spagna. E’ quanto emerge dal rapporto “Pensions Outlook 2018” pubblicato oggi(3 dicembre) dall’Ocse.

Nel 2017 in Italia ha speso il 2,5% del PIL per le pensioni di reversibilità a fronte di una media Ocse di 1%. Il dato è legato anche alla bassa occupazione femminile nel nostro Paese. L’Ocse consiglia all’Italia di cambiare il diritto alla pensione di reversibilità in modo che non resti una forma di assistenzialismo e avvantaggi le coppie rispetto ai single. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico scrive: “Le pensioni di reversibilità sono necessarie, ma devono essere modernizzate alla luce dei cambiamenti sociali e demografici e per evitare che siano un disincentivo al lavoro”. I destinatari di una pensione ai superstiti non dovrebbero averla prima dell’età per il ritiro dal lavoro, fornendo a chi è in età più giovane un aiuto temporaneo di adattamento. “Le politiche previdenziali, viste le prospettive di invecchiamento della popolazione, devono promuovere la partecipazione al lavoro di tutti”. Questo è quello che scrive l’Ocse.

La norma vigente in Italia sulla pensione di reversibilità

In Italia la pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite e ai figli se non hanno superato i 18 anni(26 se studiano all’Università). L’importo è pari al 60% della pensione della persona defunta, ma può essere erogata per intero nel caso di coniuge superstite con due o più figli. L’assegno può spettare anche ad altri familiari se a carico della persona che ha perso la vita. Previste anche percentuali di riduzione dell’assegno in base al reddito del superstite, pari al 25% se il superstite ha un reddito superiore a tre volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e del 50% nel caso di reddito superiore a cinque volte il trattamento minimo. Dal 1990 ad oggi i costi per le prestazioni per i coniugi superstiti rispetto alle pensioni di vecchiaia sono diminuiti del 4%, passando dal 22% al 18%. Ad incidere sono stati i vincoli di reddito e le restrizioni via via introdotte, ma anche il calo della platea dei beneficiari.

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