I bipiani di Ponticelli

I prefabbricati in amianto del campo bipiani di Ponticelli ospitano ancora numerose famiglie. Il progetto di demolizione del Comune di Napoli risulta ancora privo di adeguata copertura finanziaria.

I bipaini d PonticelliNapoli città rifugio”, questo è il ritornello che ripete ogni volta Luigi De Magistris. Lo slogan è solo una tra le molteplici espressioni di una mitomania politica che trova sfogo nella propaganda elettorale permanente. Il sindaco di Napoli vuole aprire i porti per accogliere i migranti e allo stesso tempo si dimentica dei cittadini che vivono in condizioni disumane. In via Isidoro Fuortes, nel quartiere di Ponticelli, ci sono 380 persone che vivono da 18 anni nel campo bipiani.

Questi prefabbricati in amianto furono edificati per rispondere all’emergenza abitativa dopo il terremoto del 1980. Sono passati quasi quarant’anni e ancora non c’è, al momento, una soluzione definitiva. Dovevano essere abbattuti prima del 2000, ma l’immobilismo delle istituzioni favorì l’occupazione abusiva dei bipiani che ha reso impossibile la demolizione. I 104 alloggi dei 18 prefabbricati sono distribuiti su un’area di 12 mila metri quadrati. I bipiani di Ponticelli sono un luogo dove sogni e speranze fanno a pugni ogni giorno con il pragmatismo della realtà circostante e della società in cui Fili volanti nel campo bipiani di Ponticelliviviamo. A preoccupare è soprattutto la lacerazione delle lastre di amianto che mettono a rischio la salute dei residenti.  A tenere ancora lì tante famiglie è la necessità di un tetto sopra la testa e nient’altro. Nel 2017 il Comune del Napoli ha approvato un progetto esecutivo per la demolizione del campo bipiani di Ponticelli. Il piano prevedeva opere per quasi 1.978.479,64 euro. Due anni dopo, si scopre che il progetto dell’amministrazione comunale risulta ancora privo di adeguata copertura finanziaria. I residenti del campo bipiani di Ponticelli portano avanti la battaglia per ottenere una soluzione abitativa dignitosa. Resta prioritaria una sistemazione abitativa per tutte le 380 persone. Qualcuno ha proposto la riconversione di tre immobili della zona, attualmente abbandonati ma che potrebbero essere riutilizzati per accogliere le famiglie disagiate.

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