Aumento IVA catastrofico per ceto medio-basso

Il governo Conte deve trovare 23,1 miliardi entro il 31 dicembre 2019 per disinnescare le clausole di salvaguardia. L'aumento dell'IVA ordinaria e agevolata sarebbe catastrofico per il ceto medio-basso.

Aumento IVA nel 2020"La legislazione in materia fiscale che prevede clausole di salvaguardia con aumento di IVA e accise, è confermata in attesa di definire nei prossimi mesi misure alternative”. E’ l’allarme lanciato oggi(17 aprile) dal ministro dell’economia, Giovanni Tria. Il disinnesco della clausola di salvaguardia serve per evitare l’aumento dell’IVA agevolata dal 10% al 13% e dell’IVA ordinaria dal 22% al 25,2%.  L’aumento dell’IVA sarebbe catastrofico per il ceto medio-basso.

Sono ormai otto anni che c’è questa “minaccia” che incombe sui consumatori. La clausola di salvaguardia è uno degli strumenti attraverso il quale un governo cerca di “salvaguardare” i vincoli UE di bilancio dalle spese previste nella manovra. Introdotta per la prima volta dal governo Berlusconi nella manovra di luglio del 2011 con il decreto legge 98, la clausola di salvaguardia è la norma che prevede l’aumento automatico dell’IVA nel caso lo Stato non riesca a reperire le risorse pianificate. Nel 2012 la cifra da reperire era di 20 miliardi di euro, ora siamo arrivati a 23,1 miliardi nella Legge di Bilancio 2019. Entro il 31 dicembre 2019, il governo Conte dovrà trovare le risorse necessarie per evitare l’aumento dell’IVA. Sulla carta, un punto di IVA ordinaria vale 4-4,5 miliardi di euro. A pagarne le conseguenze saranno i consumatori, che dovranno far fronte all’ennesimo aumento dei prezzi. “Il Sole 24 Ore” stima che il mancato disinnesco della clausola di salvaguardia porterebbe una stangata in media di 538 euro a famiglia nel 2020. Ecco spiegato il motivo per cui l’aumento dell’IVA sarebbe catastrofico per il ceto medio-basso. I single tra 18 e 34 anni sono quelli che pagherebbero di più, in percentuale, il doppio rialzo dell’IVA(+2,37%), mentre gli anziani soli sono quelli che lo sentirebbero meno(+2,15%).

La storia dell’IVA

L’IVA è variata ben 9 volte da quando è stata introdotta in Italia. L’aliquota ordinaria è passata dal 12% del 1973 al 22% di oggi. L’ultimo ritocco è avvenuto nell’ottobre 2013. Analizzando l’andamento tenuto in questi 46 anni dall’aliquota ordinaria dell’IVA nei principali Paesi che attualmente costituiscono l’area dell’euro si scopre che l’incremento più importante si è registrato proprio in Italia, con un aumento di 10 punti. C’è da dire che nel 1973 l’aliquota applicata nel nostro Paese era, ad esclusione della Germania, la più contenuta. In Germania l’aliquota dell’IVA è passata dall’11% del 1973 al 19% di oggi. Al terzo posto c’è l’Olanda con un incremento di 5 punti(dal 16% al 21%). La Francia è l’unico Paese che non ha registrato alcun aumento dell’aliquota dell’IVA. L’Ungheria ha l’aliquota ordinaria più alta della UE con il 27%.

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