Incendio nel ghetto di Borgo Mezzanone

Incendio nel ghetto di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Morto un migrante del Gambia. La baracca si trova nella zona interessata dagli abbattimenti delle scorse settimane.

Incendio nel ghetto di Borgo MezzanoneUna nuova tragedia a Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Un migrante di 26 anni, originario del Gambia, è morto in un incendio divampato in una baracca del ghetto abusivo. Le cause del rogo non sono ancora accertate. La baracca si trova nella zona interessata dagli abbattimenti delle scorse settimane. A quanto si è appreso, il corpo completamente carbonizzato della vittima, è stato scoperto solo dopo la conclusione delle operazioni di spegnimento dell’incendio.

La baracca era costituita prevalentemente da lamiere e legno. Il migrante del Gambia da poco tempo si era trasferito dall’adiacente centro per richiedenti asilo al ghetto abusivo, dopo che la sua domanda di asilo era stata respinta, rendendo così illegale la sua presenza in Italia. L’accoglienza indiscriminata degli ultimi anni ha causato la nascita di numerosi campi abusivi e tendopoli, che hanno condizioni igienico-sanitarie precarie come quelli in cui risiedono i Rom. Nella baraccopoli di San Ferdinando(Reggio Calabria) sono morti 4 immigrati in pochi mesi, l’ultimo il mese scorso. Questa ennesima tragedia è una sconfitta della cosiddetta sinistra, ultimamente troppo distratta a difendere il business dei trafficanti di uomini. Che senso ha salvare migranti in mare per poi farli morire bruciati in una baracca o in una tenda? La sinistra deve battersi per garantire una sistemazione adeguata a tutti i poveracci. I campi abusivi e le tendopoli sono uno schiaffo alla civiltà.

L’appello di un migrante a Papa Francesco e al presidente Mattarella

Muhammed Mboob un senegalese di 22 anni ospite del ghetto di Borgo Mezzanone, ha dichiarato: “Noi veniamo qui in Italia perché vogliamo lavorare. Non vogliamo fare del male. Vogliamo solo lavorare ma qui non c’è lavoro. Io faccio appello a Papa Francesco e al vostro presidente Sergio Mattarella perché ci aiuti. Non possiamo vivere così. In queste baracche dove si rischia di morire. Vogliamo lavorare e vivere come uomini non come capre”.

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