Istat: Peggior calo demografico da 100 anni

La recessione demografica sta colpendo l'Italia. Per trovare una situazione comparabile occorre tornare indietro di 100 anni. Calo demografico dovuto al saldo naturale negativo. La diminuzione delle nascite dovuta alla riduzione del contingente di donne in età feconda.

Rapporto Annuale 2019Il bilancio del 2018 conferma le tendenze degli ultimi anni, fortemente caratterizzate dal calo delle nascite, dall’invecchiamento della popolazione e, a partire dal 2015, da una perdita di residenti. E’ quello che emerge dal Rapporto Annuale 2019 pubblicato oggi(20 giugno) dall’Istat. Per trovare una situazione comparabile occorre tornare indietro di 100 anni, di un secolo.

“La recessione demografica che sta colpendo l’Italia appare significativa e si sta traducendo in un vero e proprio calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di spagnola”. E’ quello che ha dichiarato Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat. Secondo le stime più recenti, al 1° gennaio 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60,4 milioni, cioè oltre 400 mila unità in meno rispetto al dato del 1° gennaio 2015. Ci sono 5 milioni e 234 mila stranieri residenti, pari all’8,7% della popolazione, una numerosità di tutto rilievo e superiore al numero degli abitanti di nove dei ventisette paesi dell’UE.

Calo demografico dovuto al saldo naturale negativo

Il calo demografico è dovuto esclusivamente a un saldo naturale sempre più negativo(prossimo alle 200 mila unità negli ultimi anni), per effetto della continua diminuzione delle nascite e dell’aumento tendenziale dei decessi: secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008, mentre i cancellati per decesso sono circa 633 mila, quasi 50 mila in più. Nel 2018 prosegue l’evoluzione favorevole della sopravvivenza: si valuta che gli uomini possano contare alla nascita su una vita media di 80,8 anni e le donne di 85,2. Al 1° gennaio 2019 la stima dell’indice di vecchiaia è di 172,9 ultra 64enni per cento giovani al di sotto dei 15 anni (era 143,4% solo undici anni prima). L’Italia è un Paese per vecchi e migliora la qualità della vita degli anziani. Il nostro Paese è secondo dietro solo al Giappone.

Meno donne in età feconda

La riduzione del contingente di donne in età feconda(15-49 anni) e progressivo spostamento in avanti del calendario riproduttivo sono tra i motivi per cui la natalità in Italia è precipitata ai livelli sin qui osservati. La diminuzione delle nascite è attribuibile prevalentemente al calo dei nati da coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 359 mila nel 2017(oltre 121 mila in meno rispetto al 2008). Le donne italiane in età feconda sono sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers¹ stanno uscendo dalla fase riproduttiva(o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono meno numerose, scontando l’effetto del cosiddetto baby-bust². Tra il 2008 e il 2017 il numero delle donne in età feconda è calato di circa 900 mila unità. Meno madri potenziali e mediamente più anziane fanno capire quale sia il vero problema dell’Italia. Il contributo dei cittadini stranieri alla natalità della popolazione residente si va lentamente riducendo. Dal 2012 al 2017 diminuiscono, infatti, anche i nati con almeno un genitore straniero(oltre 8 mila in meno) che scendono sotto i 100 mila(il 21,7% del totale).

58,2 milioni di residenti nel 2050

Le proiezioni dell’Istat per il futuro accreditano come altamente verosimile la prospettiva di un’ulteriore riduzione di popolazione residente nei prossimi decenni. In tal senso si prevede un primo leggero ridimensionamento, da 60,4 a 60,3 milioni di abitanti tra il 2019 e il 2030, per poi subire un calo ben più accentuato che porterebbe la popolazione nel 2050 a 58,2 milioni, con una perdita complessiva di 2,2 milioni di residenti rispetto a oggi.

¹ Le numerosissime nate tra la seconda metà degli anni ‘60 e la prima metà dei ‘70
² La fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995

Per ulteriori info: Rapporto annuale 2019

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