Ricollocamenti migranti è un fallimento

Il “caso” della nave Sea Watch ha fatto tornare alla ribalta la questione migranti. L’ex ministro Graziano Delrio ha proposto il ricollocamenti dei migranti. Peccato che è stato già fatto e si è rivelato un fallimento.

MigrantiIl “caso” della nave Sea Watch ha fatto tornare alla ribalta la questione migranti. I profughi che sbarcano in Italia restano un “problema” del nostro Paese per “colpa” del Regolamento di Dublino. Il motivo? Ogni domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro e la competenza per l’esame di una domanda di protezione internazionale ricade in primis sullo Stato che ha svolto il maggior ruolo in relazione all’ingresso e al soggiorno del richiedente nel territorio degli Stati membri. In pratica un rifugiato deve rimanere nel primo Paese di arrivo.

Un migrante che sbarca in Italia rappresenta un costo sia per l’accoglienza che per l’eventuale rimpatrio, un lusso che il nostro Paese non può permettersi. L’ex ministro Graziano Delrio ha proposto il ricollocamenti dei migranti. Non è una novità. Nel 2015 il Consiglio Europeo ha approvato la redistribuzione dei 160 mila richiedenti asilo da Italia e Grecia in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea. In seguito il numero di ricollocamenti fu ridotto a 98.255. Nonostante l’accordo al ribasso, però, nemmeno questo target è stato centrato a causa della poca umanità dell’UE. L’Italia avrebbe dovuto far partire un totale di 52 mila migranti, ma alla fine del piano di ricollocamenti sono stati traferiti solo 12.722 in altri Paesi UE. Questi numeri dimostrano il fallimento dei ricollocamenti dei migranti e fanno capire che le leggi idiote dell’UE obbligano l'Italia a non far sbarcare migranti sulle proprie coste. Solo un fesso come Delrio poteva riproporre il ricollocamenti dei migranti. Il vero problema è il trattato di Dublino, che andrebbe rivisto, passando ad una concezione “europea” delle frontiere, e non più nazionale.

La chiusura della rotta dei Balcani

Gli sbarchi in Italia sono ripresi sotto il governo Renzi. Tutto è iniziato nel marzo 2016, quando è entrato in vigore l’accordo tra Unione Europea e Turchia. Matteo Renzi, all’epoca premier, ha assecondato i “capricci” di Germania e Austria versando 300 milioni di euro alla Turchia per chiudere la rotta dei Balcani. La maggioranza dei migranti avevano iniziato ad usare questa rotta “sicura” per arrivare in Unione Europea, solo poche persone continuavano a fare le traversate “kamikaze” nel Mediterraneo per arrivare in Italia. L’accordo con la Turchia è costato all’UE 3 miliardi di euro. Il presidente turco Erdoğan ha incassato i soldi per fare il lavoro sporco al posto degli europei. La conseguenza della chiusura della rotta dei Balcani è stata che il Mediterraneo è ritornato ad essere di moda e l’Italia ha registrato il record degli sbarchi nel 2016. Il trend è proseguito fino a luglio 2017, poi gli sbarchi sono calati drasticamente grazie all’entrata in vigore del codice di condotta per le Organizzazioni Non Governative(ONG) nel Mediterraneo e all’accordo con la Libia fatta da Marco Minniti(all’epoca ministro dell’Interno).

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