Migrante muore in incendio capannone

Un incendio divampato in un capannone ha causato la morte di una donna nigeriana. Non è la prima volta che un immigrato perde la vita in un incendio in un ghetto. Che senso ha salvare migranti in mare per poi farli morire bruciati?

Incendio a MateraUn altro incendio causa l’ennesima vittima tra i migranti. Una donna è morta a causa di un rogo che ha investito tre capannoni dell’ex complesso industriale “Felandina”, a Metaponto di Bernalda, in provincia di Matera. Da alcuni anni l’area era stata occupata abusivamente da circa 500 migranti impegnati nella raccolta nei campi agricoli.  A causare l’incendio, forse, lo scoppio di una bombola di gas.

Il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno, è intervenuto dicendo che da tre mesi è pronta un’ordinanza per lo sgombero dello stabile, ma la burocrazia ha tempi lunghi e gli enti locali pochi mezzi. I media locali riportano che le condizioni dei capannoni erano talmente malandati da far pensare che fosse solo questione di tempo prima che avvenisse qualche incidente. La vittima è una donna 28enne nigeriana, in Italia dal 2015. La migrante aspettava l’esito del ricorso contro il respingimento della domanda di permesso di soggiorno. Nei capannoni dell’ex complesso industriale “La Felandina”, i migranti vivono da anni in condizioni precarie. Una domanda sorge spontanea: che senso ha salvare migranti in mare per poi farli morire bruciati? Non è la prima volta che un immigrato perde la vita in un incendio in un ghetto. Nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, ci sono quattro vittime a causa dei roghi. L’accoglienza indiscriminata degli ultimi anni ha causato la nascita di numerosi ghetti, che hanno condizioni igienico-sanitarie precarie come i campi abusivi in cui risiedono i Rom. Questa ennesima tragedia è una sconfitta della cosiddetta sinistra, ultimamente troppo distratta a difendere il business dei trafficanti di uomini. La vera battaglia è garantire una sistemazione adeguata a tutti i poveracci.

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