Cgia: In Italia crescita zero da 20 anni

Negli ultimi 20 anni la ricchezza dell’Italia è cresciuta mediamente dello 0,2% ogni anno. Lo rileva la Cgia di Mestre. Il crollo degli investimenti causato anche dai vincoli europei.

Una coppia al supermercatoNegli ultimi 20 anni la ricchezza dell’Italia è cresciuta mediamente dello 0,2% ogni anno. Lo rileva la Cgia di Mestre. Un dato molto preoccupante e riconducibile agli effetti negativi provocati della crisi economica iniziata nel 2008. Nonostante sia trascorso oltre un decennio da questo evento, l’Italia e la Grecia sono gli unici Paesi dell’area euro a non aver ancora recuperato la situazione ante-crisi(2007).

Rispetto a 12 anni fa, infatti, il nostro Paese deve “riconquistare” ancora 4,2 punti percentuali di PIL, ma anche 19,2 punti di investimenti, 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti percentuali di consumi delle famiglie. Il crollo degli investimenti avvenuto in questi ultimi anni è dovuto alla crisi, ma anche ai vincoli sull’indebitamento netto che ci sono stati imposti dall’Unione Europea. Il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason, ha dichiarato: “Negli ultimi 18 anni solo in un anno, il 2009, il saldo primario, dato dalla differenza tra le entrate totali e la spesa pubblica totale al netto degli interessi sul debito pubblico, è stato negativo. In tutti gli altri anni, invece, è stato di segno positivo e, pertanto, le uscite sono state inferiori alle entrate”. Senza investimenti non si creano posti di lavoro stabili e duraturi in grado di migliorare la produttività del sistema e, conseguentemente, di far crescere il livello delle retribuzioni medie e dei consumi.

La crescita degli occupati dell’1,6% non è riuscita a far diminuire il gap rispetto al 2007. Il motivo? Il monte orario e il livello medio delle retribuzioni sono diminuite, a causa di un deciso incremento della precarietà, mentre la disoccupazione è aumentata dell’81%(il tasso medio annuo era al 6% e ora si aggira attorno al 10%). Dall’analisi di questi indicatori, infine, l’unico segnale veramente positivo giunge dalle esportazioni: rispetto al 2007 sono salite del 17,5%, interessando, principalmente, le regioni del Centronord. L’andamento della ricchezza in Italia risente anche delle forti differenze esistenti tra Nord e Sud. Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il settentrione è cresciuto del 7,5%, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali. Sempre in questo arco temporale, la crescita media annua registrata nel Nord è stata dello 0,4%, pari al doppio del risultato medio nazionale. Nel meridione, invece, il PIL medio annuo ha subito una contrazione dello 0,3%. La Cgia di Mestre indica almeno 5 interventi che il nuovo Governo dovrebbe attuare per rilanciare l’economia:

  1. Forte riduzione delle tasse e semplificazione del sistema tributario
  2. Favorire l’accesso al credito
  3. Tornare ad investire
  4. Incentivare gli interventi per il lavoro e la formazione
  5. Investire nell’impresa 4.0 e nell’utilizzo del digitale

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