I danni del Federalismo fiscale

Il programma Report svela i danni fatti dal Federalismo fiscale. I livelli essenziali delle prestazioni(LEP) non sono stati mai applicati e parecchi Comuni hanno ricevuto meno soldi. La simulazione commissionata dalla Bicamerale sul Federalismo fiscale è sparita.

Openpolis e Report hanno lanciato un progetto di Data Journalism per rendere più trasparenti i meccanismi che regolano il finanziamento dei Comuni. Parliamo di oltre 25 miliardi di spesa pubblica, i cui criteri di distribuzione sono talmente complessi da risultare impenetrabili anche per molti addetti ai lavori. Le regole stabilite dalla riforma del titolo V della Costituzione e dalla legge Calderoli sul Federalismo fiscale, infatti, sono rimaste largamente inapplicate, creando gravissimi problemi di iniquità nella distribuzione delle risorse.

Il Federalismo fiscale prevedeva di superare il criterio della spesa storica, che funzionava così: tanto spendi tanto ti viene riconosciuto dallo Stato. Al suo posto, lo Stato avrebbe dovuto stabilire quali sono i servizi essenziali a cui ha diritto un cittadino su tutto il territorio italiano, i livelli essenziali delle prestazioni(LEP). Il Federalismo fiscale ha creato solo danni, dato che non sono mai stati applicati i LEP. La legge prevedeva di istituire un fondo di solidarietà che avrebbe dovuto coprire integralmente la differenza tra la capacità fiscale di ogni comune e il suo fabbisogno. Cosa sarebbe successo se fosse stata applicata? La simulazione commissionata dalla Bicamerale sul Federalismo fiscale è sparita. Il motivo? I risultati hanno spaventato i politici, per questo motivo la simulazione è stata secretata e nascosta in un cassetto. Nella puntata del 4 novembre 2019 di Report sono stati svelati i comuni che hanno perso risorse con la mancata distribuzione del fondo di solidarietà comunale con i Livelli Essenziali delle Prestazione e perequazione al 100%. Il comune di Giugliano ha perso 33 milioni di euro ogni anno. Ogni suo cittadino è stato privato di 271 euro. La mancata applicazione dei LEP è costata 159 milioni di euro al comune di Napoli, pari a 165 euro per ogni cittadino. Queste risorse in meno significano più tasse per i contribuenti residenti nel capoluogo campano. Reggio Calabria ha 59 euro pro capite per gli asili nido, Reggio Emilia 2.400 euro pro capite. Il capoluogo calabro ha 2.341 in meno pur avendo 9 mila abitanti in più. Come mai? Sulla base di quello che dice la normativa viene considerato il livello storico dei servizi. Può essere che il fabbisogno sociale sia basso dove ci sono più disoccupati e poveri e alto dove ci sono meno disoccupati e poveri. Diamo più welfare a chi ha più soldi e meno welfare a chi ne ha di meno, cioè l’esatto opposto di quello che dovrebbe accadere. Una porcata in stile leghista.

Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna chiedono maggiore autonomia

In Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna vive il 30% della popolazione italiana. Ma si produce il 40% del PIL. Oggi le tre regioni chiedono una maggiore autonomia per gestire 16 miliardi di spesa pubblica in più. Per alcuni garantirà maggiore efficienza nella spesa pubblica. Per altri è una secessione dei ricchi, che produrrà un impoverimento del Mezzogiorno. Un’altra idiozia in stile leghista. Francesco Pallante, professore di diritto Costituzionale, ha dichiarato: “E’ un discorso privo totalmente di consistenza dal punto di vista logico, ancor prima che giuridico. Le regioni, i territori non pagano le tasse, sono le persone che pagano le tasse sulla base del loro reddito. Per esempio: nel comune di Arcore c’è un contribuente particolarmente facoltoso. Ha senso dire che il comune di Arcore mantiene il comune di Monza perché paga più tasse di altri? Così come non ha senso questo discorso non ha senso dire che Lombardia, il Veneto o le altre regioni mantengono la Sicilia, la Campania o la Calabria, non è vero”.

Allegato: L’inchiesta “Divorzio all’italiana”

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