Istat: 18.404 nascite meno in 1 anno

Nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, in calo di 18.404 rispetto al 2017. E’ quanto emerge dal rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente” dell'Istat. Meno donne in età feconda e si riduce il contributo alla natalità dei cittadini stranieri.

Calo nascite in ItaliaContinuano a diminuire i nati in Italia. Nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, in calo di 18.404 rispetto alle 458.151 del 2076. E’ quanto emerge dal rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente” pubblicato oggi(25 novembre) dall’Istat. Il calo delle nascite è un trend che va avanti dal 2010. Dal 2014 al 2018 le nascite sono diminuite di 62.849 unità mentre sono 136.912 in meno rispetto al 2008. La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali.

Il numero medio di figli per donna scende a 1,29, nel 2010 era 1,46. L’età media arriva a 32 anni, quella alla nascita del primo figlio raggiunge i 31,2 anni nel 2018, quasi un anno in più rispetto al 2010. Il persistente calo della natalità si ripercuote soprattutto sui primi figli che si riducono a 204.883, 79.032 in meno rispetto al 2008. Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 20% nello stesso arco temporale. Tra le cause del calo dei primi figli vi è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo ad una bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale. Continuano a diminuire le nascite all’interno del matrimonio(297.768), quasi 19 mila in meno rispetto all’ultimo anno, 166 mila in meno rispetto al 2008. Ciò è dovuto anche al forte calo dei matrimoni che si è protratto fino al 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze, per poi proseguire con un andamento altalenante che vede nel 2018, anno in cui sono stati celebrati 195.778 matrimoni, un lieve aumento(+4.500) rispetto al 2017. Quasi un figlio su 3 è nato fuori dal matrimonio.

Meno donne in età feconda

Il calo delle nascite è in parte dovuta agli effetti “strutturali” indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In particolare, sono le donne italiane ad essere sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers(ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva(o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. L’apporto positivo dell’immigrazione, che con l’ingresso di popolazione giovane ha parzialmente contenuto gli effetti del baby-bust, sta lentamente perdendo la propria efficacia man mano che invecchia il profilo per età della popolazione straniera residente. Al primo gennaio 2019 le donne residenti in Italia tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni. Rispetto al 2008 le donne tra i 15 e i 49 anni sono oltre un milione in meno. Meno donne in età feconda(anche in una teorica ipotesi di fecondità costante) comportano, in assenza di variazioni della fecondità, meno nascite.

Si riduce il contributo alla natalità dei cittadini stranieri

Dal 2012 al 2018 diminuiscono anche i nati con almeno un genitore straniero(-10.761) che, con 2.633 unità in meno solo nell’ultimo anno, scendono a 96.578(pari al 22% del totale dei nati). Questo calo è imputabile quasi esclusivamente ai nati da genitori entrambi stranieri: scesi per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016(69.379), sono 65.444 nel 2018(14,9% sul totale dei nati), quasi 2.500 in meno rispetto al 2017. Le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile ravvisabili nella struttura per età delle donne italiane, stanno a loro volta “invecchiando”: la quota di 35-49enni sul totale delle cittadine straniere in età feconda passa dal 42,7% del 1° gennaio 2008 al 52,7% del 1° gennaio 2019. In Italia, inoltre, sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano minori livelli di fecondità in Italia. E’ il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane, che hanno alti tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie. Anche per queste ragioni il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente si va lentamente riducendo. La soluzione al problema nascite in Italia è importare donne in età feconda dall’Africa, non uomini da “schiavizzare” per far arricchire gli imprenditori italiani.

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